La rivelazione italiana dell’anno: Capri-Revolution

di Lorenzo Bagnato

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In uscita nelle sale italiane il 20 dicembre, Capri-Revolution di Mario Martone è consigliatissimo a chiunque voglia supportare il lavoro degli artisti nostrani. Presentato alla 75a edizione del Festival di Venezia, si tratta del terzo film storico di seguito per Martone, dopo Noi credevamo ed Il Giovane Favoloso; seppure il regista partenopeo sia diventato famoso agli inizi degli anni ‘90 con una pellicola di forte impatto sociale: Morte di un matematico napoletano.

C’è da dire che anche la storia di Capri-Revolution è carica di risvolti politici: nella Capri del 1914 Lucia, un’umile ed ignorante capraia, verrà in contatto con un gruppo di naturisti del nord-Europa, i quali sono odiati dall’intera comunità cittadina per i loro costumi liberali. Lucia, però, riuscirà ad andare oltre le apparenze lasciandosi immergere in una natura che, seppur sempre vicina a lei, mai era riuscita a percepire veramente.

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La Capri mostrata nel film è un vero e proprio limbo storico; immersa tra l’arretratezza latifondista ottocentesca e l’imminente arrivo della modernità novecentesca. Martone svela un luogo irreale, quasi magico, completamente distaccato dal mondo esterno, di cui arrivano solo notizie frammentarie e fugaci. La protagonista, Lucia, è chiamata a scegliere in quale dei due momenti storici vuole vivere, preferendo quello che le dona più armonia con se stessa e gli altri. La scelta, però, si rivelerà incredibilmente sbagliata quando Lucia, e l’intera isola con lei, si dovrà scontrare con la crudeltà della Guerra, che non risparmierà neanche un posto così idilliaco e sacro come Capri.

Il film, nonostante presenti qualche scivolone tecnico di tanto in tanto, merita comunque la visione, specialmente trattandosi di un prodotto italiano di qualità superiore alla media. La natura ingenua di questa pellicola, però, non gli ha permesso alcun riconoscimento al Lido veneziano, che ha preferito (giustamente) premiare opere dallo spessore culturale e realizzazione tecnica maggiore.

Eppure confido nella buona volontà degli spettatori italiani, che non devono rispondere a nessuna pretesa lavorativa come i giurati di Venezia e possono godersi un prodotto 100% italiano che, in fin dei conti, rimane espressione di qualità tutto intorno al globo.

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