Colette: quando a scrivere la storia è colei che tiene la penna in mano

di Laura Pozzi

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Nel ricco e variopinto programma proposto in questi giorni dal Torino Film Festival ecco far capolino nella sezione Festa mobile come anteprima italiana e nella selezione ufficiale, un curioso e godibile biopic incentrato su uno dei personaggi più innovativi e anticonformisti del Novecento: Sidonie-Gabrielle Colette.

L’intrigante ragazza di campagna dallo sguardo impertinente e dalle lunghe trecce brune, rivela fin dalle prime immagini uno spirito dissacrante e ribelle che la porterà in breve tempo a vivere nella Parigi della belle époque come fresca sposa di Henry Gauthiers-Villars detto Willy un rampante, ma carismatico imprenditore letterario che conquisterà il successo grazie al talento della neosposa. In realtà Colette più che un talento incompreso appare un talento inespresso, vittima delle assurde convenzioni di un’epoca dove al gentil sesso era vietata qualsiasi forma di autoaffermazione al di fuori delle mura domestiche. Non sarà esattamente così per questa ragazza selvaggia capace di mettersi sempre in discussione, assecondando le sue stravaganze e infischiandosene altamente del giudizio altrui.

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E non è certo un caso che la sua figura rivoluzionaria diverrà nel tempo vero e proprio punto di riferimento per tutte le donne desiderose di far valere i propri diritti, non considerandosi inferiori a nessuno. Pur non seguendo nessun movimento, ma affidandosi solo al suo istinto Colette diverrà la vera pioniera del femminismo. Il regista Wash Westmoreland, già apprezzato autore di Still Alice (diretto insieme al defunto compagno Richard Glatzer) si confronta nuovamente con un personaggio dalle mille sfaccettature ponendo particolare attenzione alla lunga e progressiva evoluzione interiore che trasformerà Colette nella seducente scrittrice nota in tutto il mondo. Per dar maggiore risalto ad un aspetto tutt’altro che scontato il regista tralascia molti avvenimenti (soprattutto in ambito privato) della sua vita limitando il vissuto di Colette al suo matrimonio con Willy e alla nascita di Claudine suo alter ego letterario che grazie ad una serie di romanzi anche a sfondo erotico diverranno successi mondiali.

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Ma per una donna così inquieta e fuori dagli schemi, la vita impostale da un marito ingrato e sfruttatore (anche se a suo modo innamorato) va decisamente stretta tanto che una volta acquisita stima e consapevolezza Colette non esiterà un istante a dar sfogo ai suoi istinti primordiali, infrangendo attraverso il suo comportamento e i suoi gusti sessuali i codici dell’epoca. Grazie ad un’incontenibile voglia di sperimentare unita al coraggio e alla determinazione di accettare sfide sempre nuove la sua vita come lei stessa affermerà si rivelerà inaspettatamente bella, crucciandosi solo di non averlo saputo prima. Keira Knightley dopo A Dangerous Method, Anna Karenina, Orgoglio e Pregiudizio conferma ancora una volta la crescente affinità e l’irresistibile voglia di confrontarsi con personaggi complessi e cronologicamente distanti, dotati di una personalità a tratti ingombrante, ma autorevole al punto giusto. E la sua predilezione non lascia spazio a dubbi, vista la convincente performance valorosamente supportata da tutti gli altri interpreti con menzione speciale a Dominic West un adorabile furfante impossibile da odiare. Ma anche Westmoreland ci mette del suo grazie ad una regia fluida e avvolgente e ad una fotografia strepitosa che cattura immagini simili a dei tableaux vivants restituendo con grazia e leggerezza lo spirito di un’epoca intramontabile. Un biopic anomalo, sostanzialmente simile eppur diverso da quelli tradizionali con il grande merito di rendere omaggio non soltanto ad una grande artista, ma ad una donna libera e fieramente cosciente, di aver trovato il suo posto nel mondo.

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