Arthur Rimbaud: Un mistico allo stato selvaggio

di Annalea Vallesi

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In questo mio primo articolo dedicato alla poesia e ai consigli di lettura di classici e contemporanei della letteratura poetica sia nazionale che internazionale, vi parlo di una delle più controverse figure “poetiche” dell’ottocento francese, ovvero il grande Arthur Rimabaud.

Il poeta nacque nel 1854 a Charleville, una cittadina francese ai confini col Belgio, dove trascorse tutta la sua infanzia. Figlio di un Ufficiale di fanteria e di una ricca proprietaria terriera, ricevette dalla madre (divorziata dal padre quando il poeta aveva soli sei anni) un’educazione severa. Oltre a dedicarsi ad una poesia raffinata, ironica, anticonvenzionale, Rimbaud, per sopravvivere, divenne mercante di cannoni in Africa e morì di cancro a Marsiglia nel 1891, a soli 37 anni.

Da molti considerato un poeta decadente e romantico, fa parte della cosiddetta triade dei poeti “maledetti” insieme a Charles Baudelaire e a Paul Verlaine (Mallarmè non è una figura di spicco o sufficientemente interessante). A dispetto del primo (Baudelaire) però, non cade nelle suggestioni di un romanticismo “scontato” e “stantio” descritto da simbolismi di “azzurrino” compiacimento per il lettore dell’epoca, e contrariamente al secondo (Verlaine) cerca di sovvertire i canoni di una ipocrisia di vita e di religiosa osservanza delle regole sociali (Verlaine infatti era omosessuale ma vivrà una vita di facciata, con una moglie e un figlio). A differenza di entrambi, Rimbaud era povero (economicamente non certo spiritualmente), sicuramente povero abbastanza da non potersi permettere le ingenti dosi di droghe allucinogene di cui faceva ampiamente uso, per esempio, lo stesso Baudelaire.

La poesia di Rimbaud raggiunge vertici di straordinaria bellezza, e proprio l’invidia sociale per questo dono di riuscire a creare meraviglie, come Dio, ha fatto sì che gli venissero affibbiati dai critici letterari del suo tempo, e anche successivi, epiteti assolutamente irrispettosi del suo genio, ovvero:  un malato psicopatico, un maledetto, un criminale. La definizione che invece io trovo più calzante al suo straordinario talento e alla sua tensione verso lo spirito, l’immortale, l’eterno, ciò che è “puro” è proprio questa: Rimbaud era un MISTICO ALLO STATO SELVAGGIO. Egli spezza lo schema metrico e sconvolge la lingua nobile della migliore tradizione letteraria, contaminandola con il lessico vero e a volte irriverente della strada, delle “bettole” per scandalizzare il lettore “borghese”. Questo a livello di forma, lessico e metrica.

Ma veniamo ai contenuti.

La poesia di questo genio, è “metafisica” non nel senso “religioso” del termine, ma nel senso che in essa si esprime una volontà sprezzante della realtà, della vita reale, a volte con toni cattivi e di ribellione, a volte con toni ironici ma non meno efficaci. Rimbaud sperimenta nella poesia -e nel suo ruolo di poeta- il sogno del tutto libero dalla realtà (la “rève”) causa ed effetto insieme di quella che i francesi chiamano “imagination” e che da noi è più comunemente detta: “FANTASIA”. Trattasi di una facoltà esente da compromessi, creatrice di oniriche evasioni, di mistiche visioni, Rimbaud incarna in questo modo la più alta versione del “POETA VEGGENTE”. Egli scrive proprio una lettera “La lettera del veggente” il 15 maggio 1871 indirizzata a Paul Demeny nella quale spiega la sua “poetica”. Il poeta per Rimbaud non deve essere passivo di fronte alla vita umana e alla realtà, non deve descriverla, deve sovvertirla, e per fare questo deve rifiutarla e reinventarla dentro di sé (con tutto il carico di dolore, incomprensione, sofferenza ed esperienza estrema dei sensi che ciò necessita e comporta) e poi esprimerla attraverso i suoi nuovi versi.

Nel settembre del 1871 Arthur Rimbaud arriva a Parigi, per tentare di far carriera nel mondo della letteratura e dell’editoria. Troverà ad accoglierlo e ad ospitarlo Paul Verlaine, da poco sposato con Mathilde Mautè. I due si lasciano coinvolgere da una pericolosa “liaison” clandestina e scappano perfino in Belgio a Bruxelles e poi a Londra, da innamorati “fuggiaschi” ma Verlaine è richiamato all’ordine delle regole sociali e alla ipocrisia di una vita familiare di facciata e così manifesta la volontà di tornare dalla moglie, a luglio del 1872. Dopo però l’ennesimo furibondo litigio con Rimbaud che scatena una rissa aggravata in una piazza pubblica, Verlaine viene arrestato e condannato a due anni di carcere. Rimbaud invece si rifugia nella piccola proprietà di Roche e durante il mese di agosto del 1872, inizia a scrivere la “Saison en Enfer” (“Una stagione all’inferno”). Sarebbe stata la sua penultima opera.

“Una Stagione all’Inferno”: è proprio questa opera letteraria, scritta dal nostro Rimbaud fra il 1872 e il 1873 che voglio consigliare ai lettori appassionati di poesia e non. Perché anche a quelli non appassionati propriamente di poesia? Perché questa è un’opera letteraria “mista”, ovvero fatta di parti scritte in forma narrativa, prosaica, e di poesie. Racconta il tormento interiore e il disperato rifiuto delle convenzioni nella stagione di vita del poeta che va dal settembre del 1871 al luglio del 1873.

Une_saison_en_enfer_-_01Questo libro non è stato pubblicato, ma Rimbaud ne richiese la stampa di diverse copie all’editore, mai distribuite (perché non aveva i soldi per pagarle e rimasero in deposito), e siccome non se ne trovarono da subito in circolazione, si pensò che fossero state bruciate dalla sorella, Isabelle Rimbaud. Invece no! Furono poi trovate nel 1911.

Rimbaud in questo libro analizza la società contemporanea occidentale, quella francese: lui, discendente dei celti, dei galli, di popolazioni barbare, predatrici e senza onore! Così scrive di sè e della sua stirpe. Cittadino “occidentale”, Rimbaud vuole liberarsi della maledizione dell’inferno. di concezione cristiana. Per riuscirvi ha bisogno però di inventare un “nuovo linguaggio” in cui non esista traccia della storia, della tradizione, del passato culturale sia occidentale che cristiano!

Nell’opera “Una Stagione all’Inferno” troverete paragrafi in forma di prosa in cui Rimbaud scrive contro la sua progenie, contro la società e il proprio sangue (come “Un tempo se ben ricordo” e “Cattivo sangue”), sono sfoghi di ribellione sociale e di impeto anticonvenzionale. Troverete anche introspezioni personali sul proprio slancio interiore al cambiamento come “Notte dell’inferno” e poi “Deliri” con il pregevole racconto surreale della “Vergine folle e del suo Sposo Infernale”:

“Sono schiava dello Sposo infernale, di colui che ha causato la perdita delle vergini folli. E’ proprio quel demonio. Non è uno spettro, non è un fantasma. Ma io che ho perduto la saggezza, che sono dannata e morta al mondo –non sarò uccisa! Come descrivervelo? Non so nemmeno più parlare…Lui era quasi un fanciullo…Le sue delicatezze misteriose mi avevano sedotta. Ho dimenticato ogni mio dovere umano per seguirlo…”

Non voglio parafrasare o interpretare, dovreste leggerlo per capire di cosa possa parlare e magari, anche se non lo capite, darete una vostra interpretazione, che è la cosa più importante.

Troverete anche pregevoli poesie inserite nel paragrafo “Alchimia del verbo”, dove il poeta descrive sé stesso come lo sperimentatore del mondo e della vita e come l’inventore di nuove forme verbali, liriche e comunicative:

“Mi abituai all’allucinazione semplice: vedevo chiaramente una moschea al posto di un’officina, una scuola di tamburi con degli angeli per maestri, dei calessi per le strade del cielo, un salotto sul fondo di un lago; i mostri, i misteri; un titolo di operetta faceva sorgere cose spaventose davanti a me. Poi spiegai i miei sofismi magici con l’allucinazione delle parole! Finii per trovare sacro il disordine del mio spirito….”

“Finii per trovare sacro il disordine del mio spirito….” Cos’altro poter aggiungere alla profondità di questa espressione? Credete forse che chiunque possa scrivere così, anche se è bravo ad usare gli apostrofi e gli accenti? Io non lo credo. Quindi che non scriva chiunque, ma solo chi può farlo!

Riporto poi questi bellissimi versi sempre tratti da Alchimia del verbo:

“E’ ritrovata! / Che cosa? L’Eternità.

E’ il mare che si fonde / col sole.

Eterna anima mia, / mantieni il tuo voto

malgrado la notte di solitudine / e il giorno di fuoco.

Ti sottrai dunque / agli umani suffragi,

agli slanci comuni! / E voli libera…

– Mai la speranza. / Nessun orietur.

Scienza e pazienza, / il supplizio è sicuro.

Non c’è più domani, / brace di raso,

il vostro ardore è il dovere. / E’ ritrovata!

Che cosa? – L’Eternità. / E’ il mare che si fonde col sole.”

 

Troverete poi altri paragrafi in prosa ovvero “L’Impossibile” sul desiderio di tornare all’infanzia e alla sua purezza, come “strada maestra che attraversa ogni tempo” , “Il Lampo” dove si parla del progresso nella società occidentale e si invoca invece la necessità della purezza e della semplicità dello spirito: “Tu sei in Occidente, ma libero di vivere nel tuo Oriente, per quanto antico ti occorra- e di viverci bene. Non essere un vinto. Filosofi, voi appartenete al vostro Occidente. Spirito mio, stà attento. Nessuna riduzione violenta di salvezza. Esercitati! – Ah! La scienza non progredisce abbastanza velocemente per noi!”

Troverete poi gli ultimi due paragrafi, ovvero “Il Mattino”, sul risveglio del nuovo linguaggio poetico e “Addio” che è il saluto finale dell’opera “Una Stagione all’Inferno” e che racchiude un monito di verità (in riferimento anche alla sua storia d’amore con Verlaine):

“Che cosa mai dicevo di una mano amica! È un bel vantaggio che io possa ridere dei vecchi amori menzogneri, e coprire di vergogna quelle coppie bugiarde, – ho visto l’inferno delle donne laggiù; – e mi sarà lecito possedere la verità in un’anima e in un corpo.

aprile-agosto 1873”

Tutte le poesie di A. RimbaudDa ultimo, specialmente ai più giovani, consiglio a livello pratico, di acquistare “Una Stagione all’Inferno” nella edizione “I Minimammut” di Newton Compton editori, disponibile in libreria a soli € 3,90 racchiude anche altre opere del nostro Arthur Rimbaud, le più significative, ovvero: “Poesie” – “Ultimi versi” – “Una Stagione all’Inferno” – “Illuminazioni” – “Gli Stupri”.

Se acquistate questa pregevole e ricca antologia con testo francese a fronte, sulle piattaforme digitali (IBS, La Feltrinelli, Mondadori store, Amazon book), la trovate addirittura ad € 2,90 c.a. (il prezzo di una colazione al bar). Disponibile l’e-book.

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