Santiago, Italia: il documentario politico di Nanni Moretti

di Lorenzo Bagnato

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Dopo tre anni di assenza dal grande schermo, il regista italiano Nanni Moretti; noto per pellicole ormai anziane come Caro Diario, Ecce Bombo e Bianca, ritorna in sala con un documentario; caso unico nella sua lunga carriera cinematografica.

Santiago, Italia racconta della poco conosciuta comunità cilena rifugiata nel nostro paese a seguito del golpe militare contro il presidente socialista Salvador Allende del 1973. La dittatura militare che venne instaurata con il colpo di stato era insostenibile per gli abitanti cileni; i quali si vedevano strappati sotto gli occhi ogni forma di democrazia sostituita da un pesantissimo regime di terrore. Coprifuoco, manifestazioni di forza da parte dell’esercito, sospetti dissidenti fatti sparire e torturati dalle autorità; tutto sotto gli occhi indifferenti del mondo.

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Ma non tutti voltarono il capo al Cile. Fu proprio l’Italia, assieme a pochi altri paesi europei, che aprì le braccia ai disperati abitanti cileni; prima lasciandoli entrare indisturbati nell’ambasciata italiana a Santiago e poi fornendogli lavoro ed opportunità direttamente nel Bel Paese.

Arturo Acosta, Marcia Scantlebury, Victoria Saez, David Munoz… sono solo alcuni dei volti mostrati da Moretti; volti di persone tradite dal proprio paese e fuggite altrove, volti di persone le cui cicatrici sono certo rimarginate, ma il cui segno è ancora ben visibile, volti di stranieri in terra straniera; che hanno un ricordo indelebile della propria patria che, però, è ormai radicalmente cambiata.

Santiago Italia - outoutmagazine 3.jpgMoretti, in Santiago, Italia, compie l’interessante operazione di dare voce anche alla fazione opposta: ovvero i militari fautori del colpo di stato e, spesso, anche delle stesse torture subite dal popolo. Come si può evincere dal film, essi sono persone senza scrupoli, considerandosi persino vittime innocenti della storia, che confermano gli scabrosi avvenimenti ma negano di averli compiuti loro stessi. Viene dunque mostrato l’intero spettro della questione, accrescendola di interesse per lo spettatore, e riassumendola tutta in un tempo molto breve (il film dura appena 80 minuti).

Infine, il film ha il grande pregio di risultare incredibilmente attuale pur raccontando fatti avvenuti quarantacinque anni or sono e che, purtroppo, non sono così conosciuti nel mondo occidentale come invece dovrebbero.

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