di Laura Pozzi

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E’ stato definito a più riprese arrogante, odioso, freddo, donnaiolo eppure Saul Bellow passato a miglior vita nel 2005 non ha mai smesso d’incuriosire, grazie ad una personalità eccentrica e controversa.

Proprio per questo non sorprende l’arrivo di una nuova biografia ad opera di Zachary Leader che dopo il primo volume di The Life of Saul Bellow (titolo: To Fame and Fortune, 1915-1964 2015) conclude tre anni dopo, l’opera (il secondo tomo s’intitola Love and Strife, 1965-2015), che raccoglie in 1500 pagine la vita del riluttante romanziere. Sconosciuto ai più e considerato non proprio il Gabriele D’Annunzio della situazione, a sorgere spontanea è una domanda: cosa dovrebbe interessarci della vita di un uomo famoso più per le sue contraddizioni e i suoi mai risolti problemi coniugali che per le sue opere letterarie?

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Paladino dell’individualismo, il suo esordio letterario avviene nel 1944 con L’uomo in bilico per ottenere poi nel 1962 l’agognata cattedra l’Università di Chicago. Nel 1967 sulle pagine del Chicago SunTimes, sferra un violento attacco contro gli studenti e l’avanzata della “controcultura” paragonando senza mezzi termini i movimenti studenteschi alla gioventù hitleriana. In Italia la fortuna di Bellow la si deve a Mondadori che dopo aver dato vita dieci anni fa ai due “Meridiani” che celebrano i suoi Romanzi, continua a ristampare i singoli libri. Autodefinitosi un vecchio maschio bianco, per giunta ebreo, non ha mai avuto paura dei suoi innumerevoli detrattori che volevano condannarlo per il suo disprezzo verso il multiculturalismo e la sua diffamazione verso il terzo mondo. Leggere oggi un qualsiasi capitolo di Bellow significa imbattersi in una salutare e spassosa fusione tra Dickens e Giobbe, più comprensibile di una nota del tiggì, un editoriale giornalistico o un post su fb.

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