Summer: dalla Russia con amore il rock inaspettato di Viktor Coj e Mike Naumenko

di Laura Pozzi

Summer-outoutmagazine1.jpg

Il primo pensiero che balza in testa dopo la visione di Summer (titolo originale Leto) è quello di essere stati piacevolmente coinvolti per un paio d’ore in un inedito e sorprendente universo musicale di cui non sospettavamo l’esistenza.

Il film diretto dallo spericolato Kirill Serebrennikov, presentato in concorso a Cannes lo scorso maggio non rappresenta soltanto un prezioso documento per tutti gli amanti del rock, ma soprattutto una testimonianza storica (anche se in parte romanzata) di un paese da sempre restio a far trapelare gusti e tendenze in ambito musicale. La pellicola avvolta per buona parte del racconto da un vigoroso ed elegante bianco e nero che strizza l’occhio alla Nouvelle Vague si apre su una Leningrado primi anni ‘80 resa enigmaticamente seducente da immagini impalpabili che lasciano facilmente presagire un clima di innarrestabile fermento pronto ad esplodere.

Summer-outoutmagazine2.jpg

All’alba di un’importante svolta politica senza precedenti che non riguarderà solo l’ex Unione Sovietica, il regista decide di immortalare l’emblematico e irripetibile momento attraverso la storia di un curioso triangolo amoroso che vede protagonista Viktor Coj (Teo Yoo) giovane musicista emergente fondatore dei Kino e in seguito autentico punto di riferimento di un’intera nazione. Il suo nome insieme a quello di Mike Naumenko (interpretato da Roman Bylik) dice poco o niente a noi occidentali eppure Coj rappresenta una delle icone rock più importanti della Russia, vero e proprio simbolo del cambiamento di un  paese.

Fin dalle prime elezioni che volgeranno verso la democrazia i suoi testi rivoluzionari e il simbolismo delle sue composizioni diverranno autentici slogan. Serebrennikov attualmente agli arresti domiciliari per problemi giudiziari non sembra interessato ad ingabbiare i personaggi all’interno di un biopic tradizionale ne tantomeno a dipingere un sontuoso affresco storico. Quello che gli sta a cuore è trasmettere e divulgare il più possibile quell’impeto che animava lo spirito ribelle di giovani artisti pronti a tutto pur di realizzare il proprio sogno. E poco importa se quelle speranze verranno disattese nel post perestroika, la vitalità e il fervore di quel momento resteranno per sempre indelebili. L’idillio amoroso tra Viktor, Mike e Natalia (Irina Starshenbaum) moglie di quest’ultimo nasce su una spiaggia nell’estate del 1981 sotto gli influssi geniali di Marc Bolan, David Bowie, Lou Reed e David Byrne.

Summer-outoutmagazine3.jpg

Mike già affermato leader degli Zoopark prende sotto la sua ala protettrice  il carismatico Viktor un giovane musicista sconosciuto che dimostra fin da subito un particolare talento musicale. Da lì la nascita dei Kino in assoluto  la band più idolatrata di tutti i tempi. Non trattandosi di un film biografico ne di un documentario Serebrennikov sceglie narrativamente la via più facile, ma sicuramente la meno efficace nel tratteggiare personalità oscure e complesse.

La liaison tra Viktor, Mike e Natalia è il più classico dei menage a trois e da sola non basta a reggere una narrazione tirata forzatamente per le lunghe, ma il regista a cui non manca una buona dose di follia vira la storia verso un bizzarro musical fumettoso composto da esilarati momenti (i più riusciti) in cui destreggiarsi tra uno Psycho Killer dei Talking Heads o un Perfect Day di Lou Reed  appare un gioco da ragazzi irresistibilmente liberatorio e alla portata di tutti. Salvo poi puntualizzare con trascinante ironia che tutto ciò non è successo. Mentre i momenti salienti restano quelli divisi tra palco e backstage, coronati da un emozionante finale che non può far a meno di ricordare come nel rock (senza distinzione di nazionalità) sono sempre i migliori ad andarsene per primi. Il film uscirà nelle sale il 15 novembre distribuito da I Wonder Pictures.

Rispondi