di Francesco Amato

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Non ci resta che vincere è titolo del nuovo film del regista spagnolo Javier Fesser. La pellicola racconta la storia di Marco, allenatore di una squadra di basket di alto livello, che un giorno viene fermato dalla polizia per guida in stato d’ebbrezza. La pena imposta dal giudice sarà molto particolare: Marco dovrà infatti mettere su una squadra di basket composta unicamente da ragazzi con deficit mentali.

Se ne sono viste di storie simili nella storia del cinema, basti pensare al film italiano del 2017 Tiro Libero, ma Javier Fesser riesce a raccontare questa storia senza renderla stucchevole ed eccessivamente “politicamente corretta”, tenendo ben lontani i clichè più frequenti in film di  questo genere.

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La regia e il montaggio sono funzionali al tipo di film che Non ci resta che piangere vuole essere, mantenendo un ritmo veloce e mai noioso. La vera forza del film però sono sicuramente i ragazzi che compongono la particolare squadra di basket che il protagonista deve allenare. Tutti gli attori presenti nel film infatti, sono realmente affetti da deficit mentali o sindrome di Down, e riescono a far affezionare lo spettatore ad ognuno di loro.

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È interessante, infine, riflettere sulla morale del film. Solitamente questo genere di pellicole portano lo spettatore a riflettere sul fatto che tutti siano uguali; Non ci resta che piangere decide invece di esaltare le differenze che caratterizzano ognuno di noi, facendo notare come “siamo tutti meravigliosamente differenti”.

Il film è stato scelto come candidato spagnolo ai Premi Oscar nella categoria di miglior film straniero.

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