Troppa grazia. Il bagliore di una nuova speranza

di Corinne Vosa

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Troppa grazia si apre con una sorta di ritratto bucolico dove una madre con la sua bambina, sedute sul prato di una collina, assistono alla visione di quella che sembra una gigantesca stella cadente luminosa attraversare il cielo in pieno giorno. Una prima scena visivamente ammaliante, con una fotografia satura in cui spicca l’armonico accostamento di verde, azzurro e rosa.

Un momento di grazia, un brevissimo prologo che senza parole dice tutto e che ci prepara a quello che più avanti nel film avverrà. Un raccordo lega questa scena a quella dopo, questa volta ambientata in un interno. Dominano sempre dei colori non naturalistici, tra cui spicca il rosso. Una donna di nome Lucia (Alba Rohrwacher), probabilmente la bambina di prima, dopo aver lanciato uno sguardo all’arcata celeste, affronta un’animata discussione con il suo compagno (Elio Germano), un uomo sempliciotto e  ingenuo. Lucia ha una bellezza innocente e delicata, quasi da sembrare fuoriuscita dai dipinti di Botticelli, anche grazie al modo in cui le luci si posano sul suo corpo e alla studiata fotografia, e così anche sua figlia Rosa, dai lineamenti inusuali e l’aspetto poeticamente androgino.

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Lucia è  una geometra specializzata in rilevamenti catastali, nota per la pignoleria, quasi mai apprezzata, con cui insiste nel fare il suo lavoro. Economicamente in enorme difficoltà, un giorno le viene commissionato quello che apparentemente sembra un incarico importante, ma durante il sopraluogo si rende conto che qualcosa non torna e si imbatte in una situazione che metterà a dura prova la sua onestà morale, così spontanea in lei eppure spesso controproducente. Ma a sconvolgere Lucia sarà un evento inatteso che metterà in discussione perfino la sua sanità mentale: l’incontro di una giovane straniera che le rivelerà di essere la Madre di Dio, Maria di Nazareth, e le affiderà un compito ingrato, in collisione con gli interessi della comunità in cui Lucia vive.

Dopo l’uscita in sala del francese L’apparizione, ecco un altro film che ha come elemento narrativo principale l’apparizione della Madonna e l’indistinto confine tra veggenza e  pazzia. Le differenze tra i due film sono innumerevoli, a partire dal fatto che L’apparizione è un film drammatico mentre Troppa Grazia una commedia. Tra queste differenze spicca che se nel primo lo sguardo e l’interesse della cinepresa erano solo sulla veggente e l’approccio esterno e quasi scientifico, in Troppa grazia vediamo esattamente ciò che vede Lucia, che sia vero o meno. La sua Maria (interpretata da Hadas Yaron) entra in scena come una misteriosa profuga in un terreno desolato che non può non fare pensare ai desolati deserti biblici asiatici. L’interazione tra Lucia e Maria esce fuori dagli schemi ordinari, percorrendo strade inaspettate e piene di humour, dove curiose gag comiche derivanti dalla paradossalità della situazione si fondono a una forte malinconia e riflessività.

Come bisogna vivere ci si chiede in Troppa grazia? L’essere umano è consapevole della propria imperfezione e sembra approfittarsi dei propri difetti per abbandonarsi alla propria pigrizia e negligenza. Invece Lucia ritiene che bisognerebbe sempre puntare al meglio e in ciò è uguale a quelle persone che non si accontentano, gli artisti, i poeti. Ma ha perso la loro speranza e la loro fede nell’impossibile: deve recuperare la dimensione del sogno, la poesia dell’esistenza e il confronto con Maria simboleggia questo risveglio interiore. Che poi sia una visione reale o l’espressione del proprio inconscio non ha davvero importanza, ciò che conta è l’effetto e il significato di questa apparizione.

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Gianni Zanasi torna alla regia dopo il brillante La felicità è un sistema complesso. Le tematiche in comune tra i due film sono molte e il pretesto iniziale quasi lo stesso: un’apparizione che porta il personaggio principale a prendere coscienza della verità e a ritrovare se stesso. In La felicità è un sistema complesso questa apparizione consisteva nell’improvvisa irruzione nella vita del protagonista di una giovane donna straniera, in Troppa Grazia di Maria di Nazareth. Per queste due misteriose donne Zanasi ha voluto la stessa attrice, la bella Hadas Yaron, vincitrice nel 2011 della Coppa Volpi per La sposa promessa. Alba Rohrwacher è perfettamente a suo agio nelle vesti di Lucia e la interpreta con sensibilità e dolcezza, solare e splendente come non mai.  Un personaggio il suo che si ritroverà a fronteggiare la negazione di valori della società contemporanea e la mancanza di fede nella bellezza e nella giustizia, brillando della purezza di una laica santità.

Troppa grazia è infatti un inno alla bellezza, quella segreta, nascosta, sacra. Solo i puri possono ritrovarla e salvare l’umanità dal vuoto del nichilismo e dal freddo grigiore della società capitalista. È un’opera piuttosto convincente che con la sua follia presenta con profondità e leggerezza delle tematiche importanti e illumina il cammino umano verso un nuovo orizzonte di speranza.

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