La cultura ed il comunismo. Parlano i Wu Ming

di Lorenzo Bagnato

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Nel presentare Proletkult, il nuovo romanzo storico del gruppo bolognese Wu Ming, gli scrittori romagnoli hanno concesso una lunga intervista in cui analizzavano il rapporto tra regime socialista e le varie espressioni artistiche. Il romanzo, infatti, parla proprio dell’omonimo organismo sovietico adibito alla creazione di una “nuova arte” che si potesse adattare alla Rivoluzione classista.

L’Unione sovietica degli anni Venti – e non solo il Proletkult – fu attraversata da un grande dibattito su cosa farsene della cultura pre-rivoluzionaria.”, affermano i Wu Ming, “Alcuni erano per buttarla al macero, perché avrebbe mantenuto in vita i valori degli aristocratici e della borghesia. I marxisti più ortodossi, come Lenin, pensavano invece che bisognasse tenere quel che c’era di buono, mentre la nuova cultura si sarebbe prodotta da sé, grazie ai nuovi rapporti sociali. Altri, sostenevano una posizione ancora diversa, e cioè che i grandi artisti del passato erano sempre stati in conflitto con la loro epoca, e dunque non erano affatto un patrimonio esclusivo delle classi dominanti. Erano tempi in cui di certe questioni si discuteva sul serio, l’idea di una cultura “alternativa” sembrava possibile.

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Eppure, come sappiamo, nel corso del XX secolo l’Unione Sovietica oppresse ogni forma di espressione artistica che non fosse quella approvata dal regime. L’immortale cultura russa si vide crollare le fondamenta sotto i piedi. Le monumentali sinfonie di Dmitrij Shostakovich e Sergej Prokof’ev; le espressioni letterarie di Boris Pasternak e Michail Bulgakov, le rivoluzionarie pellicole di Sergej Ejzenstejn e Alexander Pudovkin… chi prima chi dopo, fu tutto messo al bando ed accusato di “formalismo” dal regime sovietico.

Abbiamo fatto collidere “Stella Rossa”, il romanzo di Bogdanov, con il romanzo di Walter Tevis “L’uomo che cadde sulla Terra”, mentre ascoltavamo “Starman” di David Bowie e la sinfonia “All’Ottobre” di Šostakovič.”, continuano i Wu Ming nel parlare del loro ultimo romanzo; “Volevamo che i nostri alieni fossero più complessi, e fossero portatori di una contraddizione, tanto quanto la società terrestre.”.

Appare dunque evidente l’intenso studio presente nella realizzazione di Proletkult, di cui consigliamo vivamente la lettura a prescindere dal proprio orientamento politico, e di lasciarsi immergere in una lunga metafore storica targata Wu Ming.

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