di Roberta Maciocci

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Non è una barzelletta, del filone popolare di quelle che giravano negli anni ’70, dove i protagonisti erano sempre in tre e di nazionalità diverse. I protagonisti della vicenda sono in tre, ma hanno compiuto un’impresa che non fa ridere. Si tratta di un pittore, un ingegnere ed un imprenditore, francesi, tutti di un’età inferiore ai trent’anni. Nome di battaglia del trio, che diventerà probabilmente sinonimo di una nuova corrente: Obvious. Anche se di ovvio nella loro realizzazione non c’è proprio nulla.

Veniamo al dunque: i tre succitati ragazzi hanno realizzato un ritratto di sapore ottocentesco utilizzando un algoritmo: il Portrait d’Edmond Belamy. Non è la prima volta che un’opera d’arte nasca utilizzando strumenti di intelligenza artificiale, ma in questo caso si tratterebbe di un ingresso ufficiale nel mercato del collezionismo, data la cifra iperbolica battuta all’asta da Christie’s, oltre 432 mila dollari. L’acquirente ha chiesto di rimanere anonimo. L’iniziativa prevede un seguito, una raccolta di ritratti di famiglia, seppur in questo caso, virtuale.

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L’aspetto è quello di un quadro abbozzato, non finito: ci sono volute le immagini di oltre quindicimila ritratti, dei quali sono stati per così dire incrociati i dati e che hanno creato questo che è stato decretato un capolavoro di ultima generazione.

Gli autori hanno ringraziato l’ideatore del GAN, l’algoritmo utilizzato per la loro opera d’arte ma a onor del vero bisognerebbe ringraziare soprattutto secoli e secoli di artisti che hanno permesso, attraverso il collage digitale, la nascita di questa nuova forma d’arte.

Parafrasando, non alla lettera, il Principone de il Gattopardo, capolavoro che peraltro in questi giorni compirà i suoi primi 60, per far rimanere le cose come sono bisogna (anche, aggiungiamo) cambiarle. E se anche un Edmond Belamy creato con pc e programmi di ultima generazione servirà a celebrare e preservare il valore dell’Arte raffigurativa nei secoli, e dell’Arte in genere, ben venga.

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