La matrioska giapponese di Zombie contro zombie

di Emanuele Rauco

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Cos’è un piano sequenza? A cosa serve, come si realizza e soprattutto perché? Dietro le apparenze di delirante commedia horror a basso budget, Zombie contro zombie di Shinichiro Ueda sembra voler quasi affrontare una riflessione teorica su una delle figure di stile più idolatrate dai cinefili e ci costruisce attorno un film costruito quasi come una matrioska.

I protagonisti sono una troupe che deve girare un episodio di una serie tv horror, ma deve farlo in diretta e con un unico piano sequenza di 40 minuti circa. Chi sono e come riusciranno a cavarsela è il vero fulcro del film, perché quella che sembra la storia principale, ovvero quella di un regista che sta girando un film sugli zombie e che viene assalito da veri zombie, è solo un paravento e diventa uno dei vari piani di scrittura della sceneggiatura dello stesso Ueda (qui al primo lungometraggio).

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Zombie contro zombie parte dal risultato fatto e finito, il piano sequenza vero e proprio che punta a catturare lo spettatore e confonderlo, facendo credere che il film sia qualcosa che non è ossia un horror semi-amatoriale che cerca di fare il passo più lungo della propria gamba; tolto il primo velo si scopre il pregresso, la costruzione di una squadra di tecnici e attori piuttosto sgangherata e nel film si ripropone il piano sequenza ma decomposto, ovvero cosa è successo davvero dietro la video-camera mentre quella ripresa veniva effettuata. Proprio come di fronte a una matrioska, Ueda cerca di capire cosa c’è dentro e dietro ogni scelta “artistica”, come in un Boris virato dal demenziale, cerca di scomporre per arrivare all’essenza.

E l’essenza è, lungi da reali pretese teoriche, la fantastica e disperata avventura del girare, del fare cinema o tv, la spericolata voglia di fare l’impossibile che molti registi esordienti hanno e che Ueda mette in scena forse meglio meglio di questi. Certo, il calo di ritmo, umorismo e interesse del segmento centrale è evidente, ma il primo e soprattutto il terzo atto sono divertenti, creativi, vitali, girati con un ritmo e un’inventiva “cialtrona” che ricordano il primo Raimi, quello di La casa, e capaci di dire qualcosa sul gesto filmico che non sarà una riflessione sui massimi sistemi, ma non è poco, in ogni caso.

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