di Laura Pozzi

chesil beach-outoutmagazine1.jpgTratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan, arriva in sala il prossimo 15 novembre distribuito da Cinema Chesil Beach, pellicola diretta da Dominic Cooke interpretata dalla tre volte candidata all’Oscar Saoirse Ronan e Billy Howle (visto di recente in Dunkirk di Christopher Nolan).

La trasposizione cinematografica operata da Cooke vede protagonisti Florence e Edward, due giovani profondamente innamorati decisi a coronare il loro sogno d’amore. I due novelli sposi ospiti di un lussuoso resort si apprestano fra dubbi e perplessità a trascorrere la loro prima notte d’amore ignari che quel fatidico momento determinerà in modo irreversibile il loro destino. La storia prende avvio nei primi anni ’60 un periodo complesso dominato da tabù e da una forte repressione sessuale che l’inquieta Florence ragazza benestante, aspirante violoncellista con la passione per la musica classica non tarderà a vivere sulla propria pelle.

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L’incontro con Edward ragazzo di provincia dai modi poco principeschi rappresenta per entrambi una rottura rispetto alle convenzioni vigenti, ma saranno proprio le profonde differenze, forse non sufficientemente valutate a mettere drammaticamente fine a questo breve idillio amoroso. Chiusi nella loro stanza, prigionieri di emozioni inespresse dopo vari tentativi andati a vuoto di consumare quell’unione, Florence con grande stupore di Edward, rivela un’inaspettata e incontrollata repulsione per il sesso capace di sovrastare l’ amore incondizionato per il giovane sposo. Durante una drammatica confessione, sulla remota spiaggia di Chesil Beach i due avranno modo di affrontare quelle distanze insormontabili e prendere atto del loro fallimento.

Il film suddiviso in tre segmenti temporali non segue una narrazione lineare, ma si affida soprattutto nella prima parte ad un sofisticato meccanismo narrativo  costellato da una serie di flashback (non sempre esplicativi) che ripercorrono il passato dei due giovani fino al loro incontro. Se questa scelta da una parte disorienta facendo perdere  a tratti le fila del discorso dall’altra si rivela efficace ed incisiva soprattutto nell’emancipare il racconto da un pericoloso didascalismo sempre in agguato. Questo perchè trattandosi di un adattamento cinematografico di uno dei romanzi britannici di maggior successo il rischio di non coglierne l’essenza può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Cosa che purtroppo accade quando veniamo di colpo catapultati nel 1975 e infine nel 2007 con i due protagonisti intrisi di rimpianto che non potranno sottrarsi al  passare del tempo, constatando come la loro storia sia stata essenzialmente un’incredibile occasione mancata.

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La solidità che caratterizza una prima parte minuziosamente curata nei minimi particolari, lascia il passo ad una seconda  frettolosa e superficiale che trova il suo apice in un finale commovente sì, ma anche irrimediabilmente scontato. Peccato perché Cooke dimostra una certa padronanza con la macchina da presa e la sua esperienza in campo teatrale non può che confermare un punto di vista personale e innovativo. Certo non è facile tener testa ad un autore acclamato come McEwan, ma il coraggio non sembra mancare a questo regista di cui probabilmente sentiremo ancora parlare.

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