di Lorenzo Bagnato

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Quando Marcello Mastroianni definiva 8 ½ il “film perfetto” non lo faceva certo senza cognizione di causa. Proiettato in retrospettiva alla Festa del Cinema di Roma, il capolavoro di Federico Fellini rende ardua la vita del giornalista cinematografico, ma la arricchisce anche di un’intrigante sfida.

In parole povere, 8 ½ è la proiezione su schermo della mente di Fellini. É un film astratto, metafisico, che viaggia su tempi narrativi scevri da una qualsivoglia parvenza di struttura, tanto da essere definito da Robert McKee come “antistrutturale”.

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Guido Anselmi, storico protagonista del film, rappresenta la più grande paura di Fellini: essere un artista che non ha nulla da dire, ridotto a creare scarabocchi di opere scopiazzando dalla sua vita. Fellini non teme di essere incompreso, teme di essere vuoto. Teme di ridursi ad un povero clown che tiene in piedi un circo di cartapesta. Guido riesce ad essere veramente sincero solo nei suoi ricordi di pura innocenza, abbandonata ormai da tempo e sostituita da una corazza di egoismo ed indifferenza. Guido vorrebbe essere in grado di amare, di comunicare al mondo la sua insicurezza, ma non riesce perchè limitato nelle sue stesse capacità comunicative. I sogni di Guido sono tormentosi, angoscianti, surreali; non gli permettono alcuna via di fuga dalla realtà opprimente che egli stesso si è creato.

Perciò Guido conduce un’esistenza basata su mere illusioni, trascinando con se anche coloro che lo circondano, attratti irrimediabilmente dalla sua disperazione.

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Eppure Fellini, nel suo illimitato ottimismo, svela la positività dell’opera nel finale. Guido chiede simbolicamente perdono a tutte le figure da lui amate, venerate, odiate e rispettate in una tanto allegra quanto melanconica danza sulle note memorabili di Nino Rota, compositore del leitmotiv del film. Guido ora è riconciliato spiritualmente con se stesso e gli altri. Il circo della sua vita è crollato in mille pezzi; ma invece di distruzione, ha portato gioia.

Fellini, con 8 ½, realizza forse la sua opera più personale; sprigionando una creatività così profonda ed elevata che mai più verrà replicata non solo nella sua filmografia, ma nell’intera storia del cinema. 8 ½ è la perfetta dimostrazione di come ogni essere umano è diverso dagli altri. Ognuno è in grado di carpire un’interpretazione diversa dall’opera, ma in fin dei conti essa rimarrà sempre e solo un incubo dal dolce risveglio portato su schermo da uno dei più grandi registi di tutti i tempi.  

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