L’atto conclusivo del cinema italiano: C’era una volta in America

di Lorenzo Bagnato

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Dopo 34 anni dalla sua uscita, l’ultimo capolavoro di Sergio Leone è stato presentato in retrospettiva alla Festa del Cinema di Roma.

Leone è solo uno dei tanti nomi che hanno reso grande il cinema italiano. Federico Fellini, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Michelangelo Antonioni e tantissimi altri sono stati fonte di ispirazione per tutte le generazioni future di cineasti. Ed anche Leone, con la sua innovazione del genere western, la sua regia rivoluzionaria ed i suoi memorabili personaggi è rimasto nell’immaginario collettivo del cinema moderno; da Quentin Tarantino ai fratelli Coen.

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Lo stesso Sergio Leone, però, fu artefice involontario della fine del cinema d’arte italiano, causata proprio dal suo film più personale: C’era una volta in America.

Nelle opere precedenti, infatti, Leone si era divertito. Nella tanto famosa quanto amata Trilogia del Dollaro, infatti, egli curò meno il lato narrativo favorendo ad una sceneggiatura complessa personaggi incisivi, dialoghi sprezzanti e regia magistrale; il tutto elevato a potenza dalle note di Ennio Morricone.

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Ma già con C’era una volta il West Leone acquisisce una nuova maturità. Ci mostra il background dei protagonisti, cosa da lui mai fatta, e diluisce la narrazione con una dolcezza inusuale rispetto alla violenza dei film precedenti. Ma bisognerà arrivare a C’era una volta in America prima che Sergio Leone esterni la sua sensibilità artistica. La regia, ormai ad un grado di perfezione, si unisce ad una sceneggiatura solidissima, piena di intrecci e trame, che regge solida per oltre quattro ore. E non solo, la dolcezza presente in C’era una volta il West qui torna triplicata, rendendo C’era una volta in America un vero e proprio atto d’amore verso l’Italia e gli Stati Uniti.

I tempi, però, non erano più maturi per un’epopea storica di oltre quattro ore. Il film venne massacrato in montaggio, tagliando quasi la metà del prodotti finito, ed in sala la gente vide una versione incompleta e sconclusionata. Gli incassi in America ed Europa furono miseri e coprirono a malapena il budget del film.

Finiva così la carriera di Sergio Leone, che cinque anni più tardi, nel 1989, morì stroncato da un attacco di cuore mentre era al lavoro su un’ultima, monumentale opera: Leningrado, che avrebbe dovuto raccontare l’assedio tedesco dell’omonima città durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ma con la fine della carriera di Leone finiva anche la stagione del grande cinema italiano. I produttori non ebbero più il coraggio di realizzare film impegnati, Cinecittà venne privatizzata ed iniziò l’infausta era dei cinepanettoni.

C’era una volta in America, però, non venne dimenticato, e solo anni dopo la morte del maestro il film fu restaurato e restituito al grande pubblico con tutti i fasti dovuti, a celebrare una delle più grandi menti del nostro cinema: Sergio Leone.

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