di Lorenzo Bagnato

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Alla 13a edizione della Festa del Cinema di Roma Michael Moore ha presentato il suo ultimo, dissacrante documentario: Fahrenheit 11/9.

Il tema della sua ultima opera è intuibile dal titolo. E’ ripreso da un suo precedente documentario, Fahrenheit 9/11, in cui Moore esponeva le sue controverse opinioni sull’attentato delle Torri Gemelle, a sua volta ripreso dal capolavoro letterario di Ray Bradbury Fahrenheit 451; romanzo distopico in cui la società soffocava l’informazione dando fuoco ad ogni genere di libro o testo scritto.

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Questa volta Moore punta il suo fucile mediatico verso Donald Trump, 45o presidente degli Stati Uniti eletto, per l’appunto, l’11 novembre 2016. La domanda principale che il documentarista americano, Democratico convinto, si pone è semplice: com’e possibile che un uomo come Trump sia divenuto leader del mondo libero.

Il film, infatti, inizia mostrando come ogni previsione fosse a favore di Hillary Clinton, candidata democratica, e come di fatto la maggioranza assoluta di voti fosse andata a lei. Solo grazie al Collegio Elettorale, sistema che favorisce i voti dei singoli Stati piuttosto che della popolazione, Trump è stato in grado di salire alla Casa Bianca.

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Il documentario prosegue poi in un feroce ma necessario attacco verso i repubblicani, mostrando come il governatore del Michigan Rick Snyder ha costretto la popolazione a bere acqua contaminata per favorire le multinazionali operanti nello Stato.

Fahrenheit 11/9, quindi, possiede tutte le caratteristiche di un documentario di Michael Moore: ironia tagliente, inchieste coraggiose, cronache orribili di fatti poco conosciuti. Possiede, però, anche un aspetto deludente. Al contrario delle sue precedenti opere, in Fahrenheit 11/9 commette allusioni esagerate e decisamente non richieste. Insinuare, ad esempio, che Donald Trump abbia abusato sessualmente della figlia rischia non solo di far cascare l’intera accusa del film nel ridicolo, ma addirittura deviare l’attenzione da questioni più concrete ed urgenti.

Può essere che con l’età Michael Moore abbia perso lo smalto di un tempo, ma Fahrenheit 11/9 è di certo un’opera la cui visione è consigliata sia per una questione di completezza sia per accrescere la consapevolezza del mondo in cui viviamo.

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