di Cristina Peretti

hugo pratt out out magazine 1.jpg“Hugo Pratt non era un autore dell’immediatezza, dell’evento narrato a caldo, del tratto superficiale. Amava invece la profondità della storia, seguire i vecchi sogni, non importa da dove venissero o dove portassero. Frequentava i siti storici, i cimiteri e i musei. Disegnava gli oggetti da etnologo, parlava dei fatti da storico e li raccontava da romanziere. A volte con rigore documentato, a volte con una libertà prorompente. Viene allora in mente ciò che scriveva John Le Carré in Tiro al piccione. Storia della mia vita: Tutti quanti reinventiamo il nostro passato, ma gli scrittori in questo non hanno eguali. La verità, quand’anche la sanno, non è sufficiente per loro”.

È con queste parole che Patrizia Zanotti e Michel Pierre presentano il catalogo-saggio Hugo Platt. Linee d’orizonte, che ha ispirato l’omonima mostra in corso al Musee des confluences di Lione, interamente dedicata al lavoro di Hugo Platt. Passeggiando tra le stanze della mostra, si entra in un mondo quasi magico: è un incrocio di disegni, acquerelli, ritratti, schizzi, e ingrandimenti di tavole a fumetti, che crea nuove forme suggestioni.

hugo pratt out out magazine 3È un vero e proprio labirinto, che rappresenta al meglio l’idea di arte che aveva l’autore di Corto Maltese: un’arte astratta e poetica, in cui racconto e disegno diventano un’unica entità. L’esposizione, inoltre, mette a confronto la sua produzione e le culture che l’hanno ispirata: si passa dalle maschere tribali delle popolazioni papua della Nuova Guinea in Oceania alle teste ridotte del Perù degli indiani jivaro, dalle bambole vudù del Brasile a una copia del Codex Nuttall dei Maya in Messico, da un copricapo per guerriero della valle dell’Omo in Etiopia a una splendida canoa degli indiani atikamekw del Canada, da un fungo scolpito su pietra vulcanica tra il sesto e il primo secolo avanti Cristo in Guatemala fino a tornare al principio, all’Oceania, con una piroga in modello ridotto della Nuova Caledonia. Il museo, dunque, vuole rendere omaggio a un uomo che, con la sua arte, ha influenzato storici e etnologi, e ha difeso fino alla morte l’idea che popoli e culture diverse devono avere parità di diritti.

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