di Lorezo Bagnato

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Un medico senza scrupoli, esiliato in Galizia dopo aver ucciso una paziente con l’etere, assiste all’incendio socio-culturale dell’Impero Austro-Ungarico ai primi del XX secolo.

Questa in soldoni la trama di Ether, l’ultima fatica del regista polacco Krzysztof Zanussi, già autore di opere pluripremiate come L’anno del sole quieto, vincitore a Venezia nel 1984. Si presenta quest’anno alla Festa del Cinema di Roma con questa epopea storica dai tratti squisitamente polacchi; caratterizzata dunque da sequenze lente ma omogenee, dilatate ma affascinanti.

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Oltre al curatissimo aspetto storico, infatti, il film presenta dei personaggi molto interessanti sul piano narrativo, tra cui spicca la figura del dottore protagonista. Un uomo spietato ma devoto alla scienza; il cui intento oscilla tra l’aiutare i deboli ed il compiacimento di se stesso. Nonostante la ferocia insita nel suo lavoro, rimaniamo affascinati tanto da non staccare mai gli occhi dallo schermo, persino nelle scene più cruente. Unica grave pecca dell’opera è il finale, che aggiunge un elemento assolutamente non necessario alla narrazione ed allunga semplicemente il brodo. Chiaro è, nella conclusione, il riferimento a Faust; ma l’opera di Goethe possiede contenuti mastodontici, impossibili da sviscerare negli ultimi quindici minuti di un film oggettivamente già finito.

La lenta ma posata messa in scena, ed una recitazione degna di nota, coronano un’opera generalmente ben riuscita, se non fosse per qualche deriva manieristica ed il suddetto finale quasi aleatorio considerato il film nel complesso.

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