La tenera perversione di Lolita

di Lorenzo Bagnato

Lolita - outoutmagazine 1.jpgLa Festa del Cinema di Roma ha sempre previsto una sezione Retrospettive composta da titoli storici ed indimenticabili. Ma stavolta hanno puntato dritto al cuore: Lolita di Stanley Kubrick.

Basterebbe il nome per evocare decine di scene, centinaia di sensazioni, migliaia di pensieri. Eppure cos’è Lolita? Il capolavoro del Maestro lo si può leggere in tante chiavi, eppure proviamo a pensare ad un tema, un tema solo: la tensione.

E’ sottile, è nascosta, è sottesa, eppure è ovunque. Ma facciamo un passo indietro.

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Tratto dall’omonimo libro di Vladimir Nabokov, il film uscì nelle sale all’inizio del 1962 e suscitò naturale scalpore. Eppure, a pensarci bene, nel film non si vede niente. Non un rapporto, non un bacio, a malapena qualche abbraccio… lo spettatore è guidato nella vicenda dai semplici dialoghi e, a volte, dalle “situations” che testimoniano l’ovvio.

Servirà, infatti, ancora qualche anno per giungere alla Rivoluzione dei Costumi del 1968, ove tutta la tensione sessuale presente nell’intero tessuto sociale esplose con fortissimo impeto. Nel 1962 tale tensione era ancora soffocatissima da una società opprimente e bigotta, ed è qui che entra in gioco la tensione. Il sesso, nel film, non c’è, e questa mancanza è percepita come una corda tesa sul punto di spezzarsi, senza però che lo faccia mai. Tanti sono gli aspetti del cinema di Kubrick, ma in questo prevale l’oppressione. Un film che dovrebbe raccontare di una storia d’amore seppur perversa si trasforma in fastidiosa angoscia, la cui provenienza è difficile da identificare ad una prima lettura.

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E la sensazione di fastidio permane anche nell’inconscia consapevolezza che, in fondo, Humbert Humbert non è una cattiva persona. E’ solo un uomo innamorato della persona sbagliata, ed è un amore maledetto non solo dalla legge; ma anche dall’etica. Humbert compie azioni orribili, atroci, ma noi non lo odiamo. Quasi ci mettiamo a suo fianco e lo seguiamo passo passo nei suoi tormenti. Chiunque sia rimasto a guardare Lolita fino alla fine è complice involontario delle azioni di Humbert, che gli piaccia o meno.

E sia Nabokov che Kubrick lo sapevano, ed hanno provato nella loro immensa gentilezza a farcelo capire; probabilmente anche riuscendoci. Chissà cosa avrebbero detto le testate giornalistiche dell’epoca se avessero saputo che 56 anni dopo Lolita sarebbe stato così acclamato da essere proiettato ad una festa del cinema dalla risonanza mondiale. Si sarebbero detti disgustati eppure, sotto sotto, forse lo avrebbero apprezzato.

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