Blade Runner 2049: Diario di Bordo

di Roberta Maciocci

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Collider, uno dei più aggiornati magazine di cine-cultura online ha pubblicato lo scorso un vero e proprio Diario di Bordo di Blade Runner 2049, scritto da Cynthia Sikes Yorkin, produttrice del sequel del film cult originario, e vedova dello storico “Bud”, Alan David Yorkin.

Si tratta di annotazioni non soltanto tecnico-professionali su location, costumi, attori e partecipanti alla realizzazione del film: di fatto le considerazioni e lo stile sono più quelli di un vero e proprio diario personale. Un resoconto sulla gestazione e la nascita di una creatura fortemente voluta. Non è un’interpretazione enfatica, bensì ciò che traspare dalle parole della produttrice, che abbiamo letto passaggio dopo passaggio.

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Al di là, infatti, delle descrizioni di luoghi e degli apprezzamenti sul rapporto con attori e con lo staff in generale, Cynthia Yorkin, soprattutto nella pagina datata 24 luglio accenna alla scomparsa, avvenuta nel 2015, del marito produttore. Al lavoro svolto insieme, finalizzato alla realizzazione del film. La pellicola viene descritta come una sorta di altro figlio dopo quelli avuti e cresciuti con il compagno di vita e di lavoro. Un percorso di oltre dodici anni giunto in dirittura di arrivo e del quale, se lui fosse stato ancora in vita, avrebbero potuto condividere lo sviluppo e la concretizzazione.

Altri particolari di carattere personale, come un attacco di sinusite amplificato dai reagenti degli effetti speciali: neve, fumo ed elementi vari ricreati in studio. I rapporti cordiali con Harrison Ford,  incaricato anche di consegnarle un premio per la produzione del secondo episodio della saga, e l’arrivo sul set di Ridley Scott.  In generale, l’iter sino alla premiere del film: il tutto condito da entusiasmo. Ed emozione.

Non di solo botteghino vive il cinema: le persone provano ancora emozioni, più o meno amplificate o ad effetto, siano esse in analogico (come nel caso del primo film) o in digitale.

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