Searching: quando la vita diventa online

di Serena Valente

searching1.jpg

Cosa succede quando, all’amore incondizionato per i figli, si unisce il mondo di internet? Ce lo mostra Aneesh Chagany con Searching. Il film, interamente girato dal punto di vista di smartphone, computer e telecamere, racconta la storia di David kim (John Cho) e sua figlia Margot (Michelle La).

Durante una serata di studio, la giovane scompare, non rispondendo più alle chiamate e ai messaggi del padre che, spaventato, denuncia la sua scomparsa alla polizia. Interessante il personaggio del detective Rosemary Vick (Debra Messing), anche lei madre, che prende a cuore il caso ed entra in stretto contatto con David, fino al punto di soffrire lei stessa per la scomparsa della ragazza.

searching2.jpg

Il caso di Margot prenderà varie piste inquietanti, e sarà fondamentale la partecipazione del padre alle indagini: è lui, infatti, che troverà in internet, e in particolare nei social network, informazioni utili per indagare da sé. L’intera storia ci è raccontata tramite computer, e fa riflettere come internet e le memorie digitali siano ormai parte integrante della quotidianità. La fotografia è interamente composta da immagini di chat, schermi di pc con videochiamate e telecamere, e se all’inizio può risultare fastidiosa, dopo poco l’occhio ci si abitua, perché sempre in contatto con questi strumenti. Il regista ci mostra come però internet e le comunicazioni in generale nascondano un lato marcio: quello delle persone. Da che prima della scomparsa della ragazza nessuno la ricordava, a che, una volta diventata caso mediatico, la gente comincia a dare opinioni sui social, e a fingere amicizie mai esistite, mettendo a dura prova la pazienza del padre.

searching3.jpgIl lavoro che fa Chagany con questo film è dimostrarci come quando l’uomo è mosso dall’amore tenace non si arrende mai, ma combatte, nel caso del protagonista, per ritrovare sua figlia. Internet diventa un effettivo mondo a sé, dove le persone nascondono un’altra personalità, o addirittura un’altra vita. Chagany riesce a farci riflettere sull’onda mediatica e sulla presenza costante di internet nelle nostre vite, con un linguaggio semplice e una sceneggiatura che rischia a tratti di sembrare banale  nella quale gli attori, essendo limitati nella recitazione, non hanno spazio per grandi interpretazioni. Non manca però la suspense, fondamentale per il genere, ottenuta grazie ad effetti sonori discreti e giuste pause del racconto. Il film riesce, a mio parere, a far riflettere lo spettatore, facendolo rispecchiare nei personaggi nonostante la particolare forma comunicativa utilizzata.

Rispondi