di Valerio Serafini

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7 sconosciuti a El Royale (Bad Times at the El Royale) è il nuovo thriller del regista e sceneggiatore statunitense Drew Goddard ed è incentrato sulla dualità, ben espressa dalla particolare collocazione dell’albergo situato al confine tra California e Nevada, dei suoi personaggi principali.

Questa storia, che racconta di come sette sconosciuti, ciascuno con un segreto da nascondere, si trovino costretti insieme in questo albergo e della situazione spericolata che deriva dal loro incontro, è stata scritta dal regista nel corso di cinque anni. In questo lasso di tempo, come conferma lo stesso Goddard, gli stessi problemi non hanno cessato di attanagliare gli uomini, ed è per questa ragione che il film si sposa così bene negli intenti con la situazione culturale degli ultimi anni, caratterizzati da continue rivendicazioni da parte di minorità, e non per ultimo dal movimento #metoo.

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Questa ultima tematica del potere femminile è messa in luce dal carisma del personaggio interpretato da Cynthia Erivo (Darlene Sweet), il quale seppur partendo da una posizione sfavorita rispetto alla consapevolezza criminale degli altri, riesce a mantenere l’equilibrio in una situazione ai limiti dell’assurdo. Al lato politico della pellicola, niente affatto marcato e ingombrante, si associa il lato fatto di un umorismo riuscito e preponderante, che accompagna per intero un thriller che risente, come dovrebbe sempre essere per questo genere di film, di una perenne tensione, di una continua minaccia che incombe.

In 7 sconosciuti a El Royale non mancano certamente i colpi di scena, che mettono in mostra fortemente l’influenza di registi come Quentin Tarantino sul lavoro di Goddard, il quale però è riuscito a imprimere la sua personalità in un film della durata, forse eccessiva, di due ore e ventuno minuti, sfruttando a pieno le capacità degli interpreti (tra cui Dakota Johnson, Jeff Bridges, Jon Hamm, Chris Hemsworth).

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