di Valerio Serafini

firstman.outoutmagazine.1.png

Damien Chazelle, vincitore dell’Oscar al miglior regista nel 2017 grazie a La La Land, ritorna al cinema raccontando con First Man – Il primo uomo l’impresa di Neil Armstrong, il primo astronauta a mettere piede sulla luna, donando un taglio personale ed emotivo alla vicenda che ha inevitabilmente segnato la storia recente.

L’astronauta statunitense, interpretato da Ryan Gosling, viene ritratto dalla cinepresa di Chazelle mentre è immerso nella conduzione di una vita familiare ritirata e orientata fortemente dalla ambizione paterna di voler letteralmente raggiungere la luna.

firstman.outoutmagazine.2.png

Proprio questo desiderio maniacale, di ottenere la perfezione in ciò che si fa, collega questa pellicola a quella diretta dallo stesso regista nel 2014, Whiplash. Mentre nel film che riuscì ad ottenere tre premi Oscar nel 2014 il centro d’interesse della vicenda umana del protagonista era la sua smania di successo, in questo ultimo lavoro Chazelle sposta l’attenzione sulla nostalgia, come conseguenza di quella enorme quantità di energia fisica e psichica messa a disposizione di una sete di potere, di un desiderio così grandi.

First Man – Il primo uomo si conclude lasciando irrisolto l’interrogativo, che si pone al termine della riuscita di una missione che aveva catturato l’attenzione di tutti, su dove andare a cercare il senso per continuare il progresso, non solo nazionale, ma quello stesso di un uomo.

Rispondi