di Chiara Maciocci

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In viaggio con Adele, primo lungometraggio di Alessandro Capitani, racconta la storia di un rapporto padre-figlia peculiare: conosciutisi solo al momento della morte della madre di Adele (la figlia, interpretata da Sara Serraiocco), essi intraprendono un viaggio dalla meta incerta risalendo dalla Puglia su una vecchia cabrio; prima sconosciuti, estremamente diversi e alieni, i due scoprono infine l’importanza di un amore sincero, tenero e libero, nato dai frammenti della solitudine e del dolore delle vite di entrambi e nutrito della comprensione e accettazione reciproca.

Adele imparerà a conoscere e a farsi conoscere dal padre Aldo (Alessandro Haber), a farsi comprendere nei suoi lati differenti (è infatti affetta da problemi psichici) e a farli collimare con i tratti instabili di lui, cinico e ipocondriaco attore di teatro che anche nella vita privata non riesce a trovare l’equilibrio che cerca.

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È lo stesso regista a illustrarci il senso profondo di questo film, il quale consiste nel riconoscimento dell’altro, il “diverso”, non come necessariamente incompatibile con la nostra vita, e dunque scacciabile facilmente da essa, bensì come potenziale portatore di nuovi modi di vivere e vedere le cose; nelle parole di Capitani: «In una società come quella moderna, dove i messaggi che ci arrivano dai mass media, dalle tv, dai giornali, ma soprattutto da internet, condizionano e non poco le nostre scelte, abbiamo scoperto, improvvisamente, tutti noi, di avere paura della verità e del diverso. Non vogliamo più sapere, non vogliamo entrare a fondo nelle cose e prendiamo tutto in maniera molto superficiale. […] Alla fine, in questo viaggio con Adele, Aldo capirà una cosa molto semplice ma nello stesso tempo molto profonda: che non serve a nulla condannare tutto ciò che non è “normale”. Bisogna celebrare l’unicità (di Adele) ed essere felici ogni volta che qualcuno libera la propria immaginazione». 

Questo è dunque ciò che questo viaggio vuole mettere in mostra: la gioia di abbracciare la diversità come meta più alta di una vita solitaria, la scoperta della bellezza nascosta negli angoli più improbabili, e infine l’amore di un legame, quello padre-figlia, che si configura come essenzialmente indissolubile, oggi e sempre.

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