di Laura Pozzi

euforia-outoutmagazine1.jpg

Dopo aver esordito nel 2013 con l’applauditissimo e convincente Miele, Valeria Golino torna alla regia con Euforia film presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard e prossimamente in sala dal 25 ottobre distribuito da 01.

Anche stavolta l’attrice napoletana forte del consenso ottenuto grazie alla sua opera prima, si circonda di un cast “amichevolmente” stellare (comprendente fra gli altri Isabella Ferrari, Valentina Cervi, Andrea Germani, Marzia Ubaldi e Jasmine Trinca) per raccontare una storia emotivamente ed eticamente complessa. Matteo (Riccardo Scamarcio) è un intraprendente e spregiudicato uomo d’affari, omossessuale dichiarato senza legami fissi, si rapporta alla vita con leggiadra disinvoltura. Geniale affabulatore sempre pronto a sfoderare il suo asso nella manica pur di avere la meglio, deve però rivedere le sue posizioni quando il destino gli gioca un brutto tiro riguardo al fratello Ettore (Valerio Mastandrea) vittima di un male incurabile.

euforia-outoutmagazine2.jpg

L’impianto narrativo costruito sulla solida e sapiente sceneggiatura a tre mani firmata da Francesca Marciano, Valia Santella e la stessa Golino in collaborazione con Walter Siti ruota attorno al rapporto irrisolto di due fratelli apparentemente agli antipodi, ma con la medesima difficoltà a lasciar fluire emozioni e sentimenti. Ettore si fa scudo dell’atroce malattia (che cela abilmente con finta ingenuità) per evitare confronti e scomode verità, mentre Matteo affida i suoi vuoti esistenziali a sterili vizi e divertimento di facciata. La finta menzogna costruita intorno alle reali condizioni fisiche di Ettore (un tumore al cervello che non concede più di 6/8 mesi di vita) se da una parte si rivela un fragile castello di carte sul punto di crollare, dall’altra rappresenta (o almeno dovrebbe) l’elemento portante a far decollare la storia. Che per buona parte del tempo resta saldamente ancorata a terra, privata di slanci ed affondi emotivi capaci di farci entrare in sintonia (almeno in parte) con i due stranianti fratelli.

euforia-outoutmagazine3.jpg

La Golino tiene volutamente un profilo basso, osserva amorevolmente i suoi attori, e dirige con  stile asciutto, sobrio a volte fastidiosamente piatto che le consente però una precisa costruzione della scena e pieno controllo della storia. Le immagini estremamente curate non riescono a trasmettere il coinvolgimento necessario a far vibrare il tutto, lasciando spazio ad inevitabili momenti di noia. Per buona parte del film i personaggi danno vita ad un girotondo di sentimenti contrastanti poco incisivi, eccezion fatta per Elena (Jasmine Trinca) che con la sua presenza dà vita ad un momento cinematografico particolarmente significativo proveniente direttamente dalla Nouvelle Vague. E proprio quando le nostre speranze sembravano andate a farsi benedire ecco che la nostra Valeria dall’alto della sua esperienza attoriale tira fuori dal cilindro una malia regalandoci uno dei finali visivamente più belli ed emozionanti degli ultimi anni. Il suo film dimostra improvvisamente di saper volare alto, disegnando un’inaspettata e poetica conclusione che lascia a bocca aperta come le spettacolari acrobazie aeree degli stormi padroni assoluti ed incontrastati delle bellissime immagini finali.

Rispondi