La disobbedienza ad amare

di Nicolò Palmieri

Image-1.png

Il regista cileno Sebastián Lelio torna alla regia dopo la vittoria dell’Oscar al miglior film straniero, lo scorso marzo, per Una donna fantastica.

L’approccio allo stile e ai contenuti è diverso, il cast stavolta è internazionale, ma il risultato si traduce sempre con la medesima conclusione: grande cinema. Tratto dall’omonimo romanzo di Naomi Alderman (lei stessa, come la protagonista, figlia di un rabbino), Disobedience è un vero e proprio viaggio al contrario.

Ronit (Rachel Weisz), fotografa inglese residente a New York, riceve la notizia che la spinge a un ritorno a Londra fino a quel momento mai paventato: suo padre, l’importante rabbino Rav Krushka, è morto. Anni dopo la sua fuga trasgressiva, Ronit è, in parte, una donna cambiata: ha tagliato i ponti con il proprio passato, è conosciuta con un altro cognome e conduce una vita molto lontana dagli schemi che il padre le aveva impartito.

Image-2.png

Il microcosmo che ritrova, invece, è sempre lo stesso: la claustrofobica comunità ebraica londinese, in cui il rigore e l’amore per Dio sono le priorità quotidiane, e di cui la famiglia di Ronit è membro attivo e prestigioso, come non mancano mai di ricordarle. In mezzo ai parenti che le rimproverano la sua lunga assenza, la donna ritrova anche gli affetti: Dovid (Alessandro Nivola), alunno prediletto del rabbino e suo successore designato, ed Esti (Rachel McAdams).

I tre sono cresciuti insieme, ma in tutto questo tempo Ronit non è stata mai informata del matrimonio tra i due amici d’infanzia, voluto per giunta da suo padre. Fino a questo momento, il film si presenta come un’opera malinconica che si dipana tra i rami di ricordi polverosi e della malinconia che la protagonista si porta dietro.

Ma quando il triste volto della McAdams si posa per la prima volta su Rachel Weisz, capiamo subito che si sta per sprigionare una forza inarrestabile: è l’inizio di una tensione continua che riporta a galla tutto il vissuto precedente delle due donne, artefici di un eccitante ma anche doloroso scompiglio all’interno della comunità. Le due attrici, infatti, trasmettono sullo schermo una bellissima intesa, che coinvolge ogni parte del loro corpo, letteralmente.

Dagli iniziali sguardi diffidenti che sembrano appartenere a due fantasmi fino alle dolci carezze che sfociano nell’unica parte calda e sensuale del film, le due donne regalano una performance di coppia da assaporare con gli occhi spalancati, che richiama delicatamente i paragoni con il recente Carol. Senza servirsi di urla facili o di scene strappalacrime, e attraverso una performance di coppia semplicemente perfetta (specialmente la McAdams, che lavora in sottrazione per poi lasciarsi andare), si sprigionano i temi cardine del film.

C’è la libertà personale, tutta femminile e troppo spesso sottovalutata; c’è l’amore per l’amicizia, maschile e femminile, preferito a quello per un Dio di cui si sono imparati a memoria i primitivi comandamenti; ma soprattutto si evince proprio la disobbedienza del titolo, quella di due donne che non vogliono più sentirsi dire chi dover amare.

Lelio prende quindi il romanzo d’origine e ne fa una lucida trasposizione, servendosi di una regia sobria e potente che non necessita affatto di grandi trovate esagerate.

Il regista cileno viene premiato da un cast in stato di grazia, e presenta la dicotomia vincente: da un lato i tre immensi protagonisti, racchiusi in sguardi e silenzi che parlano da soli, e stretti indissolubilmente da un’amicizia commovente; dall’altro la comunità di ebrei ortodossi, fin troppo convincente, che li attanaglia in una morsa a cui manca solo il rumore degli scricchiolii.

Il contesto, dunque, risulta fondamentale proprio per le conseguenze che provoca: dalle strette inquadrature con cui è presentato il freddo e angusto mondo ebraico scaturiscono gli unici momenti luminosi del film, ovvero quando Ronit ed Esti cambiano aria, quartiere e stile di vita, insieme. Il complicato epilogo rappresenta la ciliegina amara su una torta perfettamente riuscita, lasciando intravedere un barlume di speranza all’inizio di una nuova vita, all’insegna della disobbedienza e dell’amore.

Rispondi