Il Meccanico di Nuvolari, ovvero un ritorno al Futuro/Passato (senza la DeLorean)

di Roberta Maciocci

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Decimo possiede “un dono”. Non c’è da invidiare chi sappia fare una cosa meglio di un altro, perché ognuno, si spera, è capace di primeggiare in qualcosa. Magari senza neanche esserne consapevole. Oppure, invece di patire che altri siano più bravi in altre cose, è lecito essere orgogliosi, senza presunzione, di essere bravi in quella cosa specifica.

E Decimo lo è: un vero mago dei motori. Fa il meccanico, per la precisione.

Si potrebbe obiettare che la passione renda tutto più facile, e che come vale per i ragazzini, anche noi adulti se facciamo qualcosa che ci piace la facciamo meglio.

nuvolari 3Ma il “di più” è che Decimo, oltre ad essere un ottimo meccanico vive negli anni ’30 del Novecento e non è di certo coadiuvato dai i potenti mezzi della diagnostica elettronica ormai in dotazione standard alle autofficine, anche quelle poco più che artigianali.

E’ un mago senza artifizi. Senza effetti speciali. Né analogico, né digitale; il suo operato è tutta farina del suo sacco.

Insomma, Decimo è un gran bravo meccanico. E ha la fortuna di assistere a quello che avrebbe rafforzato un connubio vincente, un pezzo di storia dell’automobilismo: la collaborazione tra Tazio Nuvolari e “l’Enzo”, come lo chiama Decimo nel racconto. Il patron della Rossa per eccellenza, Enzo Ferrari in persona.

nuvolari 2 (1)Il Meccanico di Nuvolari, (Decimo), personaggio di fantasia dell’omonimo racconto di Paolo Pisi è spettatore e co-protagonista del Giro delle 3 Province, anno 1931. Il racconto della gara che vide Nuvolari battere con un’Alfa Romeo di cilindrata e potenza minore, rispetto a quella dell’avversario, “l’Enzo” Ferrari.

Il personaggio del meccanico è costruito brillantemente e in veste di narratore in prima persona: e già ci fidiamo di immaginare, attraverso i suoi occhi, il reale o potenzialmente reale svolgimento della gara. E gli antefatti. Questo, uno dei punti di forza del racconto. E ancora: la verosimile percezione dell’odore del grasso e di olio motore, tipica di quelle poco illuminate e spoglie ma intriganti officine, che chi abbia un’età considerevole, o abbia frequentato la visione di film del neorealismo conosce perfettamente.

Il regno del meccanico di quartiere, o del piccolo centro, dove lui ti viene incontro pulendosi le mani con uno straccio e porgendoti la destra, rimasta ovviamente ed indelebilmente annerita.

Rimane con i piedi per terra, Decimo, e racconta di come Ferrari sembrava volesse prendersi gioco del suo amico, presentandosi in gara con un’auto di gran lunga più prestante: e stiamo parlando di una bagarre che si svolge a ben circa 65 chilometri orari. Un particolare che fa sorridere, pensando ai giri vertiginosi dei motori attuali.

Ma siamo sicuri che il nostro meccanico sarebbe rimasto con i piedi per terra anche se avesse avuto sentore che le Alfa Romeo più tecnologiche e futuribili, e le “Rosse” di Maranello sarebbero diventate anch’esse un dono e un vanto per la tradizione italiana nel mondo.

Ce lo fa trasparire questo racconto di Paolo Pisi, Il Meccanico di Nuvolari, vincitore del Premio Cesare Pavese di quest’anno, 2018, nella la Sezione Medici Scrittori, e premiato come Inedito.

Scritto in punta di penna, lo stile anacronistico, nell’accezione positiva del termine, ricrea l’atmosfera dei tempi andati e il registro linguistico spontaneo di un addetto ai lavori che conosce le auto e sa interpretare chi le guida, al pari di un provetto psicologo. Seguono quelle curve del circuito, i pensieri di Decimo, fluidi ma meno sferzanti della tecnica brusca ed efficace che solo Nuvolari era capace di attuare: quella della sterzata e contro-sterzata senza togliere il piede dall’acceleratore. Lo stile diretto e senza fronzoli che ti aspetteresti proprio da un uomo di esperienza ama anche di profonda sensibilità intuitiva, come quella propria di quei professionisti di fiducia di una volta. Quelli che ti conoscevano anche attraverso gli oggetti e le macchine che portavi loro a riparare.

Sembra di esserci, e di scandagliare attraverso gli occhi del secondo pilota il tragitto, e vivere gli imprevisti della corsa che confermò la complicità rivale e la grandezza dei due giganti dell’Automobilismo. Un racconto suggestivo anche per i non appassionati delle quattro ruote.

Paolo Pisi, nasce e lavora a Mantova: medico chirurgo membro del Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici della propria città. Docente in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano, e specializzato in Medicina Legale. Professionista con due grandi passioni: la scrittura e la musica, scrive racconti e fa parte di due gruppi come tastierista, i “Choolers” e gli “Hot Five Band”. Oltre a scrivere canzoni e racconti brevi, ci aspettiamo un libro da lui, perché possiede il “dono” di farlo, e bene.

Valutate da voi. Lo trovate pubblicato a questo indirizzo

http://www.omceomantova.it/?p=3371

18 thoughts on “Il Meccanico di Nuvolari, ovvero un ritorno al Futuro/Passato (senza la DeLorean)”

  1. Un racconto appassionante e appassionato. Lo stile narrativo evoca forti emozioni che possono essere avvertite profondamente anche da coloro che non coltivano la passione dell’automobilismo. Ci sono tutti gli ingredienti per incuriosire il lettore fino in fondo. Poi l’insegnamento di vita. Ognuno ha qualità importanti e decisive. Poco importa se ne è consapevole. Quello che conta è che, nella magia del vivere, tutti possono fare tesoro dei doni offerti dal proprio prossimo.

  2. Leggendo il racconto si è parte della storia, sei Decimo, senti gli odori della strada, la polvere che ti toglie il respiro, senti il cuore a mille, perché sei lì con loro.
    Grande capacità narrativa di Paolo Pisi e spero in bel romanzo. Grazie per averci riportato su quelle strade polverose

  3. Un racconto suggestivo, carico di umanità e di passione. I personaggi sono reali, vivi e il lettore diventa partecipe della gara, epica, come ne fosse il protagonista.

  4. Il narratore ha il dono della sintesi, con poche parole riesce ad immergerci nel passato e a farci rivivere interessanti aspetti inediti di un mito. Coinvolgente e purtroppo brevissimo racconto.,

  5. Rendere partecipe il lettore di un mondo così lontano nel tempo, dove la tecnologia ha corso a velocità doppia rispetto agli orologi, e farlo con le poche frasi che ti consente un racconto breve è un “dono” di pochi. Il successo è più che meritato.

  6. Un quadro dipinto a pennellate vivaci e materiche…
    Racconto dalle emozioni forti…
    Sentirsi come Tazio al volante con Decimo al fianco…

  7. Una scrittura piacevole per un racconto che ti prende il cuore e lascia libera la mente….libera di credere nel grande valore che troppo spesso non ci insegnano a riconoscere in ognuno di noi!

  8. Da mantovana non posso che dire grazie a Paolo per averci regalato un ricordo così intenso, intimo e inedito del nostro illustre concittadino ‘volante’.
    Mi è sembrato di vivere quei tempi..di essere seduta a fianco di Tazio e Decimo…Trattenendo il fiato nelle curve spericolate che solo lui sapeva fare cosi’.
    Che dire? Complimenti Paolo, aspettiamo un tuo romanzo!

  9. Sono al fianco di Decimo a folle velocità, la strada è polverosa e il motore ruggisce.
    A dir vero un po’in soggezione per il driver che è contratto e deciso, il mitico Tazio.
    Strano mi dico, sto solo leggendo un racconto.

  10. Che caldo in mezzo a questa strada polverosa e pure a velocità folle, in fianco a Decimo.
    Mi rassicura la sua presenza di quelli che sanno e che sanno fare.
    Invece, provo un po’di soggezione per il driver di questo viaggio.
    È il mitico Tazio, che tutto contratto e sudato fa volare la sua auto.
    Strano mi dico, sto solo leggendo, ma sempre di leggenda trattasi.

  11. Mi associo a tante recensioni così lusinghiere: Paolo hai davvero reso vissuto quello che per me era solo raccontato….Grandissima magia, grandissimo coinvolgimento.
    Anch’io aspetto di leggere il tuo romanzo con trepidazione.

  12. Una scrittura liscia e piacevole per un racconto che prende il cuore e lascia libera la mente….libera di credere davvero che in ognuno di noi si nasconda un “campione”, un “protagonista” che purtroppo spesso non ci insegnano a riconoscere! Grazie per queste calde e delicate pagine.

  13. Bellissimo racconto, suggestivo e emozionante! Si coglie in pieno il vero rapporto tra pilota-meccanico-auto che ha caratterizzato quell’epoca.
    Mi associo alla speranza che ci possa essere un seguito.

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