Guarda in alto, la realtà sognante di Risuleo

di Beatrice Andreani

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Dopo i due corti presentati a Cannes (Lievito Madre e Varicella, vincitore alla Semaine de la Critique), Fulvio Risuleo esordisce al lungometraggio con Guarda in alto. Una città, Roma, mostrata e inquadrata dall’alto, da un punto di vista particolare, quello del giovane protagonista Teco (in latino “con te”), assistente in un forno che assiste al precipitare di un gabbiano mentre fuma con tranquillità una sigaretta.

Il gabbiano, in realtà, è un drone telecomandato nella cui pancia è nascosta una mano mummificata con un anello. Ed ecco che immersi, nella fantasia dell’autore, si sorvolano i tetti e le strade della Capitale, si scopre un mondo a parte, si condividono storie bizzarre tra cui una comunità in fuga con una banda di bambini perduti, un fabbricante di razzi pronti per essere lanciati nell’occhio della luna (c’è qui forse un richiamo di immagini a Il viaggio nella luna del 1902 di Georges Méliès), due viaggiatori in mongolfiera, due gemelli nudisti e un anziano apicoltore chiamato Baobab. Calvino, Pratt, Verne e Collodi, il regista si ispira a questi nomi, ma questo film ricorda anche e soprattutto il cinema di Terry Gilliam, Leos Carax e Jean Pierre Jeunet.

Guarda in Alto - OutOut Magazine (2).jpgRisuleo, quindi, si rifà decisamente ad una poetica cinematografica francese (la coproduzione del film è francese e lo è anche l’attrice Aurélia Poirier).

Il personaggio di Teco è interpretato da Giacomo Ferrara (Suburra), mentre il resto del cast è di impronta internazionale: la piccola Alida Baldari Calabria, Lou Castel, Ivan Franek ed Emilio Gavira.

Guarda in alto mostra una storia ai limiti dell’onirico, sognante, e conduce per mano lo spettatore in una dimensione lontana dalla monotonia della quotidianità alla quale si è assuefatti, e lo fa attraverso l’avventura del giovane protagonista, Teco, che inizia la scoperta di questa nuova realtà parallela trovando, finalmente, il suo posto nel mondo.

 

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