di Cristina Peretti

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Scordatevi il vecchio Predator, misterioso e terrificante.  Shane Black ci offre una nuova immagina dell’alieno, innovativa e molto lontana da quella tradizionale, a cui noi siamo abituati.

Nonostante i continui richiami al primo film della saga Predator (1987), diretto da John McTiernan, The Predator, quarto film della serie cinematografica, offre una storia innovativa e avvincente, allontanandosi dai temi e dallo stile che ha caratterizzato la saga per anni. Una navicella contiene al suo interno un predator molto speciale, e per problemi tecnici è costretta ad atterrare sulla terra.

Parallelamente la storia ci mostra le vicende di Quin McKenna, un soldato sull’orlo di far fuoco durante una guerra e di liberare due ostaggi, che viene interrotto dalla caduta della navicella sopracitata. Il predator si libera e distrugge tutto ciò che lo circonda. Il governo vuole insabbiare l’accaduto e accusa il soldato di essere affetto da disturbi psichici. Ma McKenna, rinchiuso con altri uomini realmente malati, riesce a fuggire. Prevedibili, oppure no, il film è pieno di colpi di scena, di vivacità e di dinamismo.

out out magazine predator 2.jpgI rimandi al passato sono frequenti, ma la trama è del tutto originale e imprevedibile. Diretto da Shane Black, protagonista del primo film della saga e già regista di Iron Man 3, questo quarto capitolo non rientra in una singola categoria di genere cinematografico, ma in molteplici: si susseguono, infatti, scene d’azione e horror. Importante inoltre è il messaggio politico e la critica ambientale che caratterizza la sottotrama, con cui si vuole denunciare il surriscaldamento globale e l’inquinamento. Nonostante l’elemento innovativo, Predator è un film sul quale non vanno riposte molte aspettative stilistiche e narrative; i più tradizionalisti rimarranno, forse, delusi dallo stravolgimento dell’originale Predator.

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