di Beatrice Andreani

Johnny English - OutOut Magazine (1).jpg

Sono gli anni Novanta e Rowan Atkinson appare in ben diciassette spot televisivi facendo da testimonial per sponsorizzare una carta di credito di una nota banca inglese. Con questa serie di pubblicità si aggiudica il premio BAFTA come migliore attore dell’anno nel settore dell’advertising ed è sempre da questi spot che viene tratto il personaggio goffo e impacciato di Johnny English, a cui Atkinson presta il volto e da cui, qualche anno dopo, viene ricavato un film. Nel 2003 esce la prima pellicola diretta da Peter Howitt, e nel 2011 esce nelle sale Johnny English la rinascita, per la regia di Oliver Parker.

David Kerr dirige per la Universal Picture Rowan Atkinson e Olga Kurylenko nel nuovo film Johnny English colpisce ancora. L’attore britannico parla così della lavorazione del film: “La fase più stressante, preoccupante e incredibilmente difficile della lavorazione del film sono le riprese, mentre, ironicamente, la parte embrionale è quella che davvero mi entusiasma, quando sei seduto in una stanza con altre perone pensanti con cui crei la storia inventando situazioni divertenti”.

Johnny English - OutOut Magazine (2).jpg

Analogico contro digitale. Metodi della vecchia scuola e tecnologie sempre più innovative. Sono questi i temi principali scaturiti dal lavoro portato avanti dallo sceneggiatore William Davies. Un attacco all’intelligence britannica ed ecco che in aiuto non viene assoldata proprio la classica figura di un James Bond dei giorni nostri, anzi. Johnny English, persona meno indicata per risolvere il problema, viene richiamato dalla pensione e si trova a far fronte al moderno assetto tecnologico composto da assistenti vocali, gestione di operazioni online e via dicendo. Il nuovo film di David Kerr ripresenta nel bene e nel male situazioni già viste, ma è certamente il registro comico di Atkinson a fare la differenza e ad essere la vera garanzia della storia.

La distanza tra l’uscita di ciascun film (2003, 2011 e 2018) è stata una scelta ben precisa voluta dall’attore protagonista, onde evitare di svalutare i personaggi da lui interpretati e così da permettere al pubblico di maturare il giusto interesse e la giusta attesa per gli eventuali sequel.

Anche Mr. Bean, Mr. Bean-L’ultima catastrofe (1997), e Mr. Bean’s Holiday (2007) sono stati realizzati a dieci anni di distanza gli uni dagli altri.

Il budget impiegato non è stato pari a quello che servirebbe normalmente per girare un film di spionaggio, ma i produttori hanno fatto sì che la narrazione non dovesse rinunciare alle location situate in Inghilterra e sulla riviera francese e che, al contempo, fossero mantenute anche quelle scene d’azione opportune ad una parodia che si rispetti del genere d’azione, con la costruzione di set di una certa rilevanza, come ad esempio gli interni lussuosi di uno yacht e di un sottomarino.

Al cinema dall’11 ottobre 2018.

Rispondi