Papa Francesco – Un uomo di parola: la sintesi personale del papa nelle sue parole

di Valerio Serafini

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Nella visione di Papa Francesco – Un uomo di parola ciò che si sta guardando è il discorso di un uomo, e il film di Wim Wenders si propone come medium che fa coincidere visivamente un uomo e la sua parola. La pellicola, che esce nelle sale italiane il 4 ottobre 2018, è diretta da Wenders e scritta dallo stesso regista con l’aiuto di David Rosier.

In questo documentario il vescovo di Roma parla al cuore dello spettatore, come era stabilito nelle intenzioni del regista, il quale utilizzando un espediente tecnico ha ottenuto il risultato che il papa guardasse dritto nell’obiettivo della telecamera, e indirettamente negli occhi di chi guarda il film. Per fare questo Wenders si è servito di una tecnica precedentemente utilizzata dal famoso documentarista e vincitore dell’Oscar Errol Morris, applicando anche lui una modifica alla telecamera nota come Interrotron. L’effetto di questo trucco cinematografico consiste nel regalare naturalezza al soggetto che parla guardando dritto in camera, consentendogli di vedere gli occhi del suo interlocutore allo stesso livello dell’obiettivo.

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Il regista tedesco mostra, nel corso della pellicola, il suo interesse non soltanto per la figura del papa, ma anche per quella passata e tuttavia non meno attuale, quantomeno per un contrasto con la società moderna, di San Francesco. Alle risposte del papa a domande generali, come quella sul senso della sofferenza nel mondo, o a questioni spinose per la storia recente della Chiesa, ad esempio intorno al ruolo degli omosessuali nella religione cattolica, si alternano nella pellicola le vicende della vita del santo, restituite da Wenders in bianco e nero e con effetti che fanno apparire i filmati oltremodo datati.

Papa Francesco – Un uomo di parola è un documentario che, come i precedenti del regista di Pina e Il sale della terra, non stanca mai lo spettatore, ma lo rende partecipe per mezzo di domande di cui è facile immaginarsi l’autore. La figura autoritaria ma allo stesso tempo affabile del pontefice aiuta Wenders in questa missione di umanizzazione del divino e di avvicinamento, da parte anche di chi non crede, al nucleo religioso, che è universale, del cattolicesimo.

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