di Valerio Serafini

BlacKkKlansman. outoutmagazine.1.pngBLACKkKLANSMAN del regista statunitense Spike Lee è un film ricco di brio, ma allo stesso tempo dedito, come la maggior parte della filmografia di Lee, a investigare problematiche sociali e culturali che non si sono mai assopite nella coscienza comune e di cui l’era odierna, contrassegnata dalla presidenza americana di Donald Trump, si fa drasticamente palcoscenico.

Ron Stallworth (John David Washington) è, per vari motivi, il nome scomodo della vicenda narrata da questa pellicola: è il nome che appartiene al primo poliziotto di colore del comune di Colorado Springs. Non si tratta dell’unico elemento che rende bizzarra la sorte di questo nome che, infatti, viene irresponsabilmente utilizzato dallo stesso poliziotto afroamericano per infiltrarsi nella divisione locale del Ku Klux Klan. Proprio questo è l’episodio che scatena la trama del film di Lee, nonché la vera storia di Stallworth, descritta nel suo libro Black Klansman, di cui la pellicola si propone in veste di adattamento cinematografico. A questo punto entra in azione il collega di Ron Flip Zimmerman (Adam Driver), il quale ha il compito di interpretare Stallworth nelle uscite pubbliche, mentre quest’ultimo continuerà a recitare la versione, da lui inventata per accidente, bianca e razzista di se stesso al telefono con i capi del Klan.

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Si può già intuire la comicità delle situazioni che sono in procinto di nascere da una premessa simile, e il regista mantiene questa aspettativa di commedia con un registro stilistico vivace e una caratterizzazione comica dei personaggi incisiva ma non invadente. Insomma BLACKkKLANSMAN di Spike Lee, che ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 2018, è una commedia capace di essere allo stesso tempo esilarante e convincente nella denuncia sociale che offre allo spettatore. Questa pellicola limita infine con coraggio la propria pretesa artistica con una dichiarazione esplicita dei suoi intenti sociali, realizzata grazie a filmati reali che ritraggono i discorsi pieni di odio e populismo dei politici che Lee ha di mira, quali Trump e David Duke, il quale è presente nel film (interpretato da Topher Grace) nella veste di direttore del Klan e subirà una spassosa umiliazione da parte di Stallworth, realmente accaduta.

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