Sulla mia pelle è un film che deve essere visto, ovunque sia possibile

di Nicolò Palmieri

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Non è di certo passata in sordina la realizzazione del film inchiesta simbolo di questa stagione cinematografica italiana.

Sulla mia pelle, la tragica ricostruzione degli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, è stato tra i film più applauditi all’ultima Mostra di Venezia, dove insieme al cast era presente anche la sorella della vittima, Ilaria Cucchi.

L’ultima fatica di Alessio Cremonini è il dovuto e necessario “omaggio” alla memoria di Stefano: scritto sobriamente, girato senza sbavature e senza alcun intento di giudizio, arricchito da una performance semplicemente mostruosa di Alessandro Borghi, il film colpisce come un mattone gli occhi e lo stomaco dello spettatore, dando voce a quei tragici eventi dell’ottobre del 2009 sui quali ancora non si è fatto chiarezza.

Eppure, nonostante il plauso di critica e pubblico,  nonostante le bocche aperte e gli occhi sgranati atti a ringraziare una visione tanto cruda quanto fondamentale per ogni cittadino, la polemica più grande che il film si sta lasciando dietro riguarda proprio dove vederlo, e perché scegliere una soluzione rispetto a un’altra.

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Com’è ormai noto ai più, la pellicola è di produzione Netflix, e la piattaforma rispetta coerentemente i patti accordati con i suoi abbonati, tra i quali c’è la disponibilità esclusiva dei suoi prodotti.

Ebbene, il film è effettivamente uscito prima su Netflix che nelle sale cinematografiche.

Ce ne faremo una ragione, considerando oltretutto che il colosso streaming ha arricchito e non poco l’annata cinematografica, così come sta facendo ormai da qualche tempo.

L’ultimo esempio, illustre e sconvolgente allo stesso tempo, è Roma di Cuarón, targato Netflix e fresco vincitore del Leone d’oro.

Però, alla disputa tra la piattaforma online e le sale cinematografiche, si è aggiunta la discussione inerente alla proiezione di Sulla mia pelle in altri modi ancora, ufficialmente non autorizzati, ma auto-organizzati da associazioni e comitati che combattono da sempre la violenza e gli abusi di potere.

In mezzo a questo mare di polemiche, è affondato il buon senso comune, che almeno stavolta richiedeva un minimo di ragionevole silenzio per potersi stringere tutti insieme, davanti a immagini che non cercano polemica, bensì comprensione.

Dunque, onde evitare di nutrirvi di incomprensioni, muovete il mouse, comprate il biglietto o approfittate del passaparola di un amico: vedete Sulla mia pelle, in qualsiasi modo (legale) riusciate. E dopo, consigliatelo.

Senza sentirvi obbligati ad elogiarlo o criticarlo, ma unicamente per rispetto verso un ragazzo e una famiglia danneggiati da una mancata giustizia, che adesso, tramite immagini indelebili, assillerà per sempre le coscienze di molti.

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