L’uomo che uccise Don Chisciotte: Terry Gilliam alla massima potenza

di Lorenzo Bagnato

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25 anni e 4 tentativi falliti. Questo il prezzo da pagare per portare finalmente in scena L’uomo che uccise Don Chisciotte, progetto a cui il genio visionario di Terry Gilliam teneva più della propria carriera.

La sfortuna che ha colpito tale opera ha del memorabile: per ben quattro volte Gilliam, ex membro dei Monty Pithon e regista di capisaldi come Brazil e La leggenda del Re Pescatore, è stato costretto ad abbandonare il progetto in corso d’opera. Nel 2002 fu addirittura realizzato un documentario sul fallimento del film, simbolicamente nominato Lost in la Mancha.

Eppure Gilliam, come un vero e proprio Don Chisciotte della celluloide, ha affrontato così a lungo i mulini a vento di Hollywood da riuscire finalmente a batterli.

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Il risultato è L’uomo che uccise Don Chisciotte, una pellicola allucinata, folle e surreale. Ogni cosa mostrata su schermo proviene direttamente dalla fantasia perversa di Gilliam, che coglie alla perfezione lo spirito goliardico e provocatore dell’opera di Cervantes.

Come ogni recensore che si rispetti, anche io dovrei buttare giù un accenno di trama nella mia critica, ma in questo caso l’impresa risulta assolutamente impossibile. Dopo i primi dieci minuti, in cui viene presentato Toby, ambizioso e giovane regista intento a realizzare una trasposizione cinematografica delle avventure di Don Chisciotte, il film spicca un volo pindarico dalle due ore e un quarto di durata.

L’espressione “Provare per credere” calza dunque a pennello per tale pellicola, in uscita nelle sale italiane il 27 settembre 2018 e consigliato a chiunque voglia passare una serata libero dalle preoccupazioni mondane per visitare brevemente il mondo surreale del famosissimo Don spagnolo.

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