di Cristina Cuccuru

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Era il 1987 quando per la prima volta i bizzarri e molto gialli, membri della famiglia Simpson entrarono in tutte le case americane (solo tre anni dopo venne trasmesso anche in Italia)

Alle soglie della trentesima stagione, tutti conoscono il modus operandi di ogni personaggio creato da Matt Groening: c’è il padre di famiglia scansafatiche, il religioso, l’alcolista, il criminale, l’immigrato e così via. Questi sono solo alcuni dei portatori di stereotipi e luoghi comuni che caratterizzano questa serie tanto amata eppure, nell’epoca dei puntatori di dita, anche i Simpson hanno avuto la loro gatta da pelare.

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Il comico americano di origine indiana Hari Kondabolu ha infatti realizzato un documentario intitolato The Problem with Apu, in cui denunciava il celebre proprietario del piccolo market di Springfield accusandolo di essere una macchietta razzista che non può portare a nulla di buono.

Il primo pensiero che sorge, in noi italiani probabilmente somiglia a qualcosa come: “cosa ne penseranno i sardi del giardiniere Willy (scozzese nella versione originale)? Oppure i napoletani del Commissario Winchester? E cosa dire del mafioso con chiaro accento siciliano? La maggior parte dei personaggi dei personaggi dei Simpson nasce per essere fortemente stereotipata, non a caso è su questo che si basano la satira e la comicità.

È anche vero che i tempi stanno cambiando, molti luoghi comuni non fanno più tanto ridere, al contrario. Non a caso i Simpson stanno attraversando un periodo di crisi, dovuto anche alla sempre più vasta concorrenza, che in realtà insegue a grandi linee lo stesso ideale di comicità.

Chissà se con una ripulita, l’effetto sul pubblico resterà lo stesso?

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