Tempo, intervista a Roberto Binetti e Pacho

di Corinne Vosa

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Due mondi musicali molto diversi che si fondono in un unico nuovo progetto: Tempo, una Suite per pianoforti e percussioni. Un viaggio tra il suono acustico e elettronico delle tastiere di Roberto Binetti e i colori delle percussioni e del ritmo di Pacho. Due grandi musicisti pronti a regalarci un’intervista intensa e sincera.

Innanzitutto complimenti sinceri per questo bellissimo progetto musicale, così incantevole e coinvolgente. (https://youtu.be/GJGe4kv8cEA)

Il titolo è Tempo. In quest’epoca di frenesia è sempre più un’utopia. Questo progetto è un invito a fermarsi e prendersi il proprio tempo per vivere profondamente ogni momento?

Ciao, nel mondo di oggi tutto corre veloce, frenetico… l’invito è quello di trovare un angolo per coltivare il nostro tempo, le nostre passioni, le nostre inclinazioni naturali, senza stravolgere nulla, solo piccoli cambiamenti che migliorano la nostra vita, il saper assaporare il momento, viverlo con consapevolezza.

L’arte rappresenta un cammino verso la ricerca di un sé autentico? Quel qualcosa che ci mette in contatto con la parte più profonda di noi, che usiamo chiamare anima?

Se per anima intendi tutta la parte emotiva sì! In realtà ognuno di noi è corpo, per provare emozioni abbiamo bisogno di essere vivi, sentirci, ascoltarci, capirci. L’arte in questo senso è un ritrovo delle proprie pulsioni magiche e mistiche, direi anche sacre!

È molto prevalente l’uso dei suoni della natura, con un approccio quasi new age. L’amore per il mondo della natura è per voi una componente della vostra musica?

I Greci sapevano bene che se vogliamo essere felici dobbiamo armonizzarci con la natura, essa è lo sfondo immutabile nel tempo e nello spazio, ha molta più forza di noi, gli uragani, i terremoti, sono eventi naturali che non possiamo controllare. La natura è suono. È stato naturale pensare la nostra musica contaminata e completata dal mondo della natura, ci ha fornito incredibili spunti creativi.

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Amate la natura e gli animali?

Sì molto! Una delle fantasie più ricorrenti è vivere e suonare circondati dalla natura, il cuore pulsante della vita.

Il tempo della natura non è quello della civiltà. Non ci sono ore, fretta, un tempo scandito dall’orologio. Se ti immergi nella natura trovi la quiete. Tempo è un recupero di questo stato di pace? Questa sospensione del tempo è per voi l’apertura a un tempo infinito?

Può avere molteplici letture dettate dalla cultura e dalla sensibilità di ognuno. Posso citarti una frase di Wayne Shorter (leggendario saxofonista dei Weather Report e gigante del jazz): “ Noi siamo abituati a concepire il tempo come unità di misura che scandisce ogni azione della nostra vita, ma è una visione limitata, il tempo dovremmo imparare a pensarlo nell’eternità.” Più che una sospensione del tempo diremmo un’immersione nel tempo.

Come è avvenuta la vostra unione artistica? Come è nato questo progetto?

Pacho: La suite è stata concepita 18 anni fa, in un momento difficilissimo della mia vita privata. Avevo bisogno di esorcizzare il male che mi attraversava l’anima, mi sono chiuso in studio per 3 giorni e 3 notti, ne sono uscito con questa cosa! Ma ancora non era completa, dopo 18 anni in cui è rimasta a sedimentare, una sera ho chiamato Roberto  e gli ho parlato della mia idea musicale, lui ha ascoltato con attenzione; dopo aver preso in consegna i file del progetto è sparito per un mese! Avevo perso ogni speranza, ma come per magia è giunta una sua telefonata in cui ha detto: Vieni a sentire cosa ho fatto!!! Il suo contributo è perfetto, ha saputo interpretare i mondi sonori che avevo in testa. In coda al cd abbiamo aggiunto tre songs nuove, più brevi ma sempre rappresentative, delle miniature sonore con luci ed ombre a noi tanto care.

Roberto: Suonavamo già insieme negli anni ’90, e dopo un lungo tempo trascorso a girovagare suonando ognuno per i propri progetti ci siamo recentemente rincontrati durante una jam session: Pacho mi ha parlato della sua idea, così abbiamo ascoltato insieme la Suite che allora era composta da sole percussioni! Mi sono subito innamorato delle sonorità e del ritmo che sprigionava, dunque ho vissuto quasi come una sfida musicale a me stesso il fatto di vestire quelle bellissime percussioni con i suoni del mio pianoforte e delle mie tastiere. Aggiungere armonie e melodie, scegliere delle sonorità che fossero affini alle percussioni e che potessero completarle è stata una delle mie più belle esperienze musicali.

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Come è stato unire i vostri mondi musicali e vivere quest’esperienza insieme?

Bello e naturale, una sfida ma anche un’opportunità, abbiamo seguito l’istinto e ci siamo lasciati guidare dalla nostra musicalità.

Avete notato il generarsi di una particolare potenza musicale data dall’accoppiamento di tastiere e percussioni?

Sì, mentre registravamo ci rendevamo conto che era bello! Non è un accostamento così bizzarro. Chiunque ha studi classici alle spalle sa benissimo che nel corso di percussioni il pianoforte è lo strumento complementare che si studia. Il pianoforte è uno strumento a percussione, questa è una cosa che pochi conoscono. Se un percussionista suona un Balaphone Africano sa che potrebbe essere accordato per quarte. Oltre alla conoscenza musicale vi è poi la dimensione creativa, figlia dell’immaginazione.

Quali sono i vostri rapporti con le altre forme artistiche?

Pacho: Amo dipingere! Ho un amore per LIGABUE (il pittore), ma in generale tutta la pittura mi affascina, dal 600 al 900. I pittori sono l’espressione più pura dell’arte a mio avviso.

Roberto: La danza contemporanea, la pittura, la letteratura, sono tutte forme d’arte che mi affascinano e di cui sono un fruitore entusiasta. Nei miei progetti musicali ho spesso unito la danza e il movimento con il mio pianoforte, andando in scena con pianoforte e due danzatori, trovo che siano assolutamente complementari. Inoltre con un giovane pittore abbiamo creato una performance dal vivo di musica e pittura, partendo da una grande tela di oltre 4 metri abbiamo iniziato a creare disegni e note sul grande spartito bianco, in una continua interazione e condivisione di colori pittorici e musicali.

E con il cinema in particolare?

Pacho: Non sono un tecnico della pellicola! Affidandomi alle emozioni posso dirti che alcuni film catturano cose impalpabili, non spiegabili, cose che sento e vedo, ma non so spiegare, mi viene quasi da dire che il cinema è metafisico.

Roberto: Sono attratto dalla grande capacità che ha la pellicola di generare emozioni, di creare empatia; un grande regista è come un compositore che fa suonare ogni strumento al momento giusto e sa come arrivare all’anima. Da musicista sono affascinato dall’utilizzo della colonna sonora, sia come musica cosiddetta d’appoggio, sia come tema principale di una determinata scena: penso alle meravigliose composizioni di Ennio Morricone e di altri grandi compositori di musiche da film.

A che età avete capito che la musica sarebbe stata la vostra vita?

Pacho: Quando avevo nove anni vidi la PFM dal vivo, Franz di Cioccio è stato il mio primo amore musicale, il secondo furono i Weather Report, poi a 17 anni ho iniziato a suonare nei night, quando erano posti dove imparavi il mestiere del musicista, ora non è più possibile un percorso di questo tipo.

Roberto: A 10 anni ho avuto il mio primo pianoforte, ma la consapevolezza dell’importanza della musica nella mia vita verso i 16 anni; non sapevo dove mi avrebbe portato, ma sapevo che sarebbe rimasta con me per sempre.

Si può asserire che il silenzio sia l’altra faccia della musica?

Sì e no. Il silenzio non esiste, lo sperimentò John Cage nella camera anecoica. Il suono è ovunque: il battito del nostro cuore, il sangue che circola, tutte cose che se le ignoriamo ci disturbano, se le ascoltiamo ci affascinano. Vedendo l’altra faccia della medaglia, sì; le pause hanno lo stesso peso delle note suonate. Un bravo musicista fa suonare i silenzi.

Quando componete da cosa traete ispirazione?

Dal  nostro vissuto. Detta così sembra una frase freak! Ma è realmente quello che accade, a volte un colore può accendere la miccia, generalmente non usiamo schemi precostituiti. Può essere un momento, uno stato d’animo, un frammento musicale che sembra interessante, un semplice accordo, una melodia appena abbozzata , oppure lo stesso sedersi davanti allo strumento e iniziare a suonare.

Pensate che l’arte, e in modo particolare la musica, possano avvicinare al Divino o a qualcosa di superiore?

Bella domanda. Possono migliorare l’individuo e arricchirlo interiormente. Bach diceva di suonare per la gloria di Dio, l’uomo occidentale ha sempre riposto significati Divini nell’arte.

Quale tipo di musica amate di più ascoltare da fruitori? E tra l’infinità di grandi musicisti che esistono nella musica quali sono quelli che vi stanno più a cuore?

Ascoltiamo la musica senza distinzione di genere, colore, epoca: classica, contemporanea, jazz, pop, d’autore, rock, la lista è infinita, ogni musica ci contamina e ci permette di crescere: Bach, Keith Jarrett, Brad Mehldau, Genesis, Ozzy Osbourne, sono nomi a caso, ce ne sono tantissimi altri. La musica stessa è la cosa che ci sta a cuore.

Un’ultima domanda: secondo voi il musicista ha una missione? E se sì, quale?

Quando arriva il musicista arriva il sole.

 Roberto Binetti

Roberto Binetti, pianista, compositore, improvvisatore, ha suonato in diverse produzioni televisive RAI e MEDIASET, collaborando con i Maestri Peppe Vessicchio, Pippo Caruso e Valeriano Chiaravalle. Ha partecipato a progetti discografici e live di musica d’autore, pop e jazz, suonando con artisti come Gloria Gaynor, Rossana Casale, Alex Baroni, Fausto Leali e molti altri. Compone musiche per teatro, tra cui l’ultimo spettacolo teatrale di Ale & Franz. Nel 2015 ha pubblicato per Egea Music il cd Universo Fantasia, un progetto per pianoforte di musiche originali , per il quale si esibisce in concerti e festival. Svolge attività di turnista con diverse band per concerti live e registrazioni discografiche e dal 2005 collabora con il Coro Ensemble Vocale Ambrosiano Onlus per registrazioni, concerti e manifestazioni culturali a scopo benefico, in Italia e all’estero, curando tra l’altro la registrazione degli ultimi 4 cd, di cui ha composto brani originali.

Pacho

Ale Pacho Rossi, multi percussionista, studia percussioni e batteria con Candelo Cabezas, Naco, Tiziano Tononi, Enrico Lucchini. Ha suonato con i maggiori artisti pop, rock e jazz italiani ed esteri tra cui Morgan, Elio e le Storie Tese, Rossana Casale, Karma, Ladri di biciclette, Enzo Jannacci, James Taylor, Jaimoe Johanson, Jenny Sheinman, Nels Cline, Ike Willis. Ha lavorato in RAI, insegna percussioni in NAM Bovisa, suona in diverse band e collabora con diversi musicisti in concerti live e registrazioni discografiche.

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