La lettura: “guerra di non dipendenza” da fame di connessione virtuale (ovvero della sana solitudine)

di Roberta Maciocci

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Prendendo spunto dall’ultimo libro dello scrittore britannico Matt Haig, che si intitola Come fermare il tempo, si può cogliere l’occasione di tornare su un tema magari sperequato ma fortemente attuale: quello dell’ansia ormai comune a tutti noi, nessuno escluso, di mantenersi sempre in contatto con il mondo esterno e con gli altri. Ormai però quasi esclusivamente attraverso internet e gli strumenti di comunicazione e non più, come in epoche meno tecnologiche vivendo una realtà che non sia accompagnata dall’aggettivo “virtuale”.

Il libro vede come protagonista un novello Dorian Gray, che di Gray non possiede le caratteristiche deprecabili ma quella di esser riuscito in qualche modo a fermare il tempo. Ma non è argomento che interessi in questa sede: in un’intervista recente all’autore quarantatreenne, Haig ha sostenuto l’importanza che può avere rifugiarsi nella lettura come “solitudine sana” (non è una sua definizione ma il concetto è quello), rispetto ad una dipendenza da iperconnettività, virtuale, che in realtà di connettività non ha che caratteristiche effimere, soprattutto quando se ne faccia abuso. E quanto la lettura possa guarire da uno stato definito in grandi linee depressivo, rispetto a quanto lo stato di socialità ingannevole (se non accompagnato da vita sociale concreta), possa essere al contrario portatore di depressione. Un hobby che si trasforma quasi in un lavoro, quello di essere sempre collegati a qualcosa o qualcuno, oltretutto non in maniera effettiva ma attraverso strumenti/filtro.

dipendenza da iperconnettività 1.jpgRiferendosi a periodi bui della vita si sente spesso parlare di senso di solitudine in mezzo agli altri, di sentirsi soli pur non essendolo, di non essere connessi appunto ad altro o agli altri. Lungi da scagliare la prima pietra, nessuno di noi è scevro o riesce ormai a disintossicarsi e liberarsi dalla rete (di nome e di fatto) inter-comunicazionale, forse sarebbe il caso di riflettere su quanto sia più “naturale” la solitudine scelta e sana di gustarsi un libro, di qualsiasi genere esso sia, ogni tanto. Non solo per promuovere la lettura, cosa che viene periodicamente sbandierata. Una questione di scelta: scegliere gradevolmente di stare da soli, e immergersi nelle fantasie create dalle parole che leggiamo: dedicarsi al proprio tempo libero invece di essere, al contrario, prigionieri della paura di sentirsi soli.

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