Girl: un’intensa e sofferta via crucis alla ricerca della propria identità

di Laura Pozzi

girl-outoutmagazine2 (1).jpg

Lara è una riservata sedicenne con la passione per la danza classica. Per realizzare il suo sogno e iscriversi a una delle più prestigiose scuole di balletto, si trasferisce insieme al padre e al fratellino in una nuova città. La ragazza, volto angelico e fare discreto nasconde in realtà un segreto, capace di farla sprofondare negli abissi più oscuri di un inferno privato creato dalla sua mente irrimediabilmente persa dentro un vortice di sofferenza e autolesionismo.

Lara nonostante le apparenze è un ragazzo, alle prese con un corpo che detesta e non la rappresenta sempre più convinta che il suo disagio interiore possa venir meno attraverso un’operazione e una cura ormonale in grado di trasformarla nella persona che sente di essere. Girl opera prima del ventisettenne belga Lukas Dhont è un film duro, crudele  in grado di trasmettere e far vivere allo spettatore il calvario a tratti veramente insostenibile di un’adolescente che chiede al mondo solo di poter essere se stessa.

Il film, rivelazione all’ultimo festival di Cannes nella sezione Certain Regard dove ha ottenuto ben quattro premi tra cui quello sacrosanto come miglior attore al giovanissimo Victor Polster alle prese con un vero e proprio tour de force recitativo, uscirà nelle sale italiane il 27 settembre distribuito da Teodora Film. Quello che sorprende in un racconto sostanzialmente semplice e lineare, ma dai contenuti emotivamente forti e complessi è come il regista non sia interessato a narrare una storia di emarginazione sociale basata su tabù e pregiudizi,  quanto a descrivere un dolente percorso interiore che appare quasi avulso dal contesto circostante.

girl-outoutmagazine1.jpg

Tutti conoscono la sua particolare condizione, ma nessuno eccetto uno sgradevole episodio tra compagne di corso sembra particolarmente scosso o peggio ancora disturbato dalla strada intrapresa dalla ragazza. Sorprende l’incredibile supporto dimostrato da un padre amorevole e presente, così come la normale accettazione da parte dei suoi coetanei. Il problema semmai è nella testa di questa intrepida e impaziente creatura che non riesce a trovare un momentaneo compromesso con un corpo che tarda a cambiare forma costringendola a rimandare la sua vita e a mettere in standby le proprie emozioni. Da qui l’esigenza disperata di negare e mortificare quelle fattezze attraverso strazianti autopunizioni che trasudano angoscia e dolore. Il calvario di Lara è un vero e proprio pugno nello stomaco e le estenuanti seppur bellissime sessioni di danza non fanno che evidenziarne l’efficacia.

E’ pressoché impossibile restare indifferenti a tanta feroce determinazione che non ammette intrusioni e corre veloce verso un inevitabile e scioccante epilogo. Perché come recitava Agrado, nell’indimenticabile monologo autobiografico in Tutto su mia madre di Pedro Almodovar “Una è più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di se stessa”.

Rispondi