Venezia 75: la rivalsa del cinema autoriale

di Lorenzo Bagnato – inviato a Venezia 75

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Si è conclusa ieri sera con la cerimonia di premiazione la 75a Edizione del Festival di Venezia.

Come al solito, la qualità dei film presentati nelle varie categorie è stellare, se non fosse per due o tre scivoloni tuttavia necessari ad esaltare maggiormente le opere migliori.

Nessun capolavoro è stato presentato a Venezia 75, ma di sicuro non sono mancati film bellissimi, da Roma a The Favourite al meno atteso ma comunque molto valido Werk ohne Autor.

Anche i premi del concorso, assegnati dalla giuria presieduta da Guillermo del Toro, sono stati ben pesati e coerenti, riuscendo dunque a soddisfare le aspettative.

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Che fosse Alfonso Cuaron con lo splendido Roma ad aggiudicarsi il Leone d’Oro era una specie di segreto di Pulcinella. Tutti si aspettavano un riconoscimento al film, considerando anche la connazionalità tra il regista ed il presidente di giuria. Ciononostante la scelta è più che giustificata dalla bellezza quasi prodigiosa dell’opera, per cui noi tutti speriamo nell’attenzione anche da parte dell’Academy.

Meritato anche il Leone d’Argento a Yorgos Lanthimos per il coraggioso The Favourite, film poco apprezzato da alcuni poichè visto come tradimento rispetto allo stile delle pellicole precedenti, ma che in realtà porta avanti un discorso complesso attraverso una regia macabra ed una messa in scena conturbante.

Il premio alla regia, invece, se lo porta a casa Jacques Audiard per The Sisters Brothers, opera molto gradevole anche se poco intraprendente per gli standard a cui Venezia ci ha abituato; ma a cui certo non va certo disdegnato tale riconoscimento.

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Doppietta per The Nightingale di Jennifer Kent, che si aggiudica il Premio Speciale della giuria ed il Premio Marcello Mastroianni assegnato a Baykali Ganambarr. Il film era stato al centro di aspre polemiche a seguito di insulti sessisti lanciati verso la regista durante l’anteprima stampa; ma sarebbe crudele ed ingiusto pensare che abbia vinto qualcosa come “contentino” allo sgarbo ricevuto, in quanto opera ben fatta ed interessante seppur meno incisiva di Babadook, precedente lavoro della Kent.

I vincitori della Coppa Volpi, invece, erano pressocchè scontati. Non perchè il livello della recitazione generale fosse basso, ma in quanto Willem Defoe per At Eternity’s Gate e Olivia Colman per The Favourite hanno regalato un’interpretazione magistrale ed indimenticabile; difficile anche da descrivere a parole per quanto intimista e completa; vera e propria essenza della recitazione cinematografica.

Ed infine, ultimo ma non ultimo, The Ballad of Buster Scruggs, il geniale film dei fratelli Coen, si aggiudica il Premio Osella alla miglior sceneggiatura. Dire che fosse un riconoscimento meritato, anche solo per omaggiare la carriera dei fratelli provenienti dal Minnesota, rasenta la banalità. La pellicola è un folle rimando all’intera filmografia dei Coen, i cui elementi spuntano come funghi durante l’intera opera, dalla comicità grottesca e surreale all’ermetismo tipico della loro seconda parte di carriera.

Un’edizione, come già accennato, pregna di grandi talenti e grandi film, nonostante alcuni siano stati snobbati probabilmente per la mancanza di premi da assegnare. La menzione d’onore va, dunque, a Zan di Shin’ya Tsukamoto, Napszallta di Laszlo Nemes, Werk ohne Autor di Florian von Donnersmark ed infine Capri-Revolution di Mario Martone.

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