di Roberta Maciocci

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L’Accademia della Crusca, l’Eminenza in campo soprattutto di cosa e come si scrive e si dice e cosa non è concesso, si è recentemente pronunciata sull’accezione negativa o meno del termine Visionario nel corso dei secoli.

Tralasciando le definizioni estrapolate dai migliori dizionari, tra i quali, altra Eccellenza, quella fornita dalla Treccani, la BIZ si è espressa citando brani tratti da saggi e poemi di intellettuali italiani.

Solo per citare alcuni esempi, l’Accademia si riferisce al Leopardi, quando nel suo Paralipomani della Batriomachia (1842) ascrive il termine Visionario a sinonimo di sciocco: “Cercollo il conte orando ammorbidire, Ma tacque il volo e l’infernal paese, Perché temé da quel guerrier canuto, Per visionario e sciocco esser tenuto”. Non mancano cenni ad illustri altri studiosi, quali Giovanni Verga, il Fogazzaro in Malombra (1880), ed altri che nelle loro opere associarono al termine una visione – si passi il gioco di parole – negativa.

Visionario 3.jpgA partire dal ‘900, sempre citando l’autorevole fonte, il termine vive di miglior fortuna: Grazia Deledda in Cosima (1937) e la traduzione da parte di Carlo Emilio Gadda de L’agente segreto di Conrad, datata 1953, offrono a Visionario la chance di essere meno bistrattato. Ma rimaniamo, in questi altri esempi fornitici, sempre nel campo della descrizione attraverso questo termine di qualcuno che quando non stralunato sia comunque un “diverso”. O nella migliore delle ipotesi, un sognatore o un artistoide.

Questa la notizia della ricerca da parte della Crusca su un argomento più o meno interessante. Argomento che in questa sede ha fatto scaturire una riflessione sulla invece evidente rivalutazione della parola in questione, ai giorni nostri. Il calco linguistico, importato dal mondo anglosassone e non solo (si veda anche per l’idioma spagnolo) di questa parola, quando riferita a personaggi di spicco del mondo della cultura, del progresso scientifico, dell’economia e della buona politica l’ha abbondantemente riscattata.  Si prenda un esempio classico quale può essere Steve Jobs – descritto negli articoli giornalistici come tale, anche su testate italiane – o un Georges Méliès della situazione. Un imprenditore o un inventore visionario, un ricercatore o un artista visionario, un capo o un politico visionario sono figure estremamente positive: individui geniali, lungimiranti e portatori sani di quelle visioni che ci hanno migliorato, ci migliorano e possono ancora migliorarci la vita.

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