di Lorenzo Bagnato – inviato a Venezia 75

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Come in tutte le edizioni del Festival di Venezia, anche quest’anno la selezione prevede sia film belli ed importanti che film orrendi e semisconosciuti. Acusada dell’argentino Gonzalo Tobal si trova al centro esatto. Non fa strappare i capelli nè per la sua sconfinata bellezza nè per il profondo ribrezzo.

Il film è un classico thriller processuale, in cui la protagonista Dolores è stata accusata di aver ucciso la migliore amica Camilla durante un festino. Gli ingredienti del thriller ci sono tutti; dai personaggi leggermente sopra le righe, caratteristica necessaria per annullare i pesanti elementi burocratici tipici dei processi, ai colpi di scena finali, che però risultano abbastanza telefonati e non bucano lo schermo come dovrebbero.

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La messa in scena si presenta sulla stessa riga della sceneggiatura: abbastanza piatta nonostante l’ottima prova fotografica, sminuita però da una regia inconsistente e linguisticamente fallace.

Non la migliore delle opere per il cinema argentino, dunque, capace in realtà di regalarci film molto più incisivi, come lo stesso La Quietud, presentato anch’esso al Lido di Venezia, o la precedente opera di Tobal Il Segreto dei suoi Occhi.

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