di Lorenzo Bagnato – inviato a Venezia 75

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Le storie sugli attacchi terroristici e/o disastri naturali non hanno mai avuto grande fortuna sul grande schermo. Sarà per la loro mancanza di un messaggio profondo, sostituito dalla mera esposizione di un fatto di cronaca, oppure per la loro costante ripetitività nei personaggi e nelle azioni, sta di fatto che in pochi collocano tali pellicole tra le loro preferite in assoluto; e raramente le si trovano citate nei libri di storia del cinema.

22 July di Paul Greengrass, presentato in concorso alla 75a Edizione del Festival di Venezia, non fa eccezione. Nonostante il livello tecnico e narrativo più che buono, il film fatica a trovare un posto nel cuore di chi lo guarda, regalando una visione gradevole ma non eccezionale.

Eppure, il film pone interessanti spunti di riflessione sulla pena da affligere a coloro che compiono atti atroci ed ingiustificabili. Greengrass, infatti, mette in discussione il processo democratico di un paese, in questo caso la Norvegia di fronte agli attentati del 22 luglio 2011, che di fronte a tali tragedie non trova alcuna risposta giusta da dare.

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Il film, inoltre, è molto ben calibrato tra l’esposizione della cronaca con le vicende dei personaggi, schivando abilmente tutte le strumentalizzazioni politiche e le divinizzazioni in cui avrebbe potuto facilmente incappare.

Un’opera tutto sommato godibile, dunque, la cui visione è consigliata a chi vuole vedersi un film impegnato senza essere costretto a pensare troppo.

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