The Sisters Brothers: un western che non aggiunge nulla di nuovo

di Lorenzo Bagnato – inviato a Venezia 75

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Il cinema western è, come sappiamo, in lenta decaduta. Dopo l’epoca d’oro degli anni trenta e quaranta, seguita da una grandiosa ripresa del genere negli anni’60 con gli spaghetti western, sul grande schermo si sono visti sempre meno pistoleri, indiani e selvaggio west.

Qualche autore ci ha provato, sfornando anche grandi opere come Gli Spietati (Clint Eastwood); Django Unchained (Quentin Tarantino) ed Il Grinta (Fratelli Coen); ma si tratta sempre di qualcosa legatissimo alle tradizioni del passato, nonostante i frequenti sprazzi di post-modernismo.

Con The Sisters Brothers la questione non è cambiata. Il film, presentato alla 75a edizione del Festival di Venezia, è diretto da Jacques Audiard, già vincitore della Palma d’Oro per Dheepan e candidato al Premio Oscar al Miglior Film Straniero per Il Profeta.

La prova di Audiard messa in gioco con The Sisters Brothers non può certo definirsi fallita. Il film, infatti, prosegue con leggerezza senza mai annoiare pur prendendosi le sue dovute pause di riflessione. La trama, per quanto complessa, è portata avanti con linearità e giudizio, senza mai scadere in banalità o tempi morti. I personaggi sono ben delineati all’interno della vicenda, motivo per cui lo spettatore facilmente vi empatizza.

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La prova attoriale è, inoltre, più che discreta. Difficile non aspettarselo, d’altronde, quando si hanno a disposizione star internazionali del calibro di Joaquin Phoenix, Jack Gyllenhaal e John C. Reily.

Nonostante i suoi innegabili pregi, però, il film non riesce mai a bucare lo schermo come si deve, forse a causa di una messa in scena troppo poco coraggiosa e che nulla aggiunge a quanto già propinato dal genere western nel corso dell’ultimo secolo e mezzo.

Che sia davvero giunta la fine per le spericolate avventure nel Far West? O è ancora possibile la comparsa di un autore che sappia davvero aggiungere qualcosa ad un genere vecchio come il cinema stesso?

Se anche così fosse, possiamo star sicuri che non sarà Jacques Audiard il nome designato; nonostante sia un regista più che degno dei premi ricevuti nella sua breve carriera.

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