di Lorenzo Bagnato – inviato a Venezia 75

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Poco conosciuti sono gli avvenimenti che ebbero luogo a St. Peter’s Field il 16 agosto 1819. Il massacro di Peterloo, infatti, è uno di quegli eventi che la storiografia moderna tende a scordare; poichè considerati meno rilevanti sul palcoscenico della storia umana.

Mike Leigh, evidentemente, non è di questa opinione. Il regista di Turner, infatti, porta sul grande schermo una cronaca accurata dei fatti in questione con Peterloo, presentato in concorso alla 75a edizione del Festival di Venezia.

Ci troviamo di fronte ad un’opera decisamente impegnativa, ma che raggiunge il suo scopo di portare alla luce fatti ormai buttati nel dimenticatoio. Ciò nonostante il film soffre leggermente della mancanza di un nucleo centrale. Non vi è, infatti, alcun protagonista definito, e lo spettatore fatica ad empatizzare con le vittime del massacro.

Peterloo - outoutmagazine 2.jpgLa messa in scena è gradevole, niente di più e niente di meno rispetto ai precedenti lavori di Leigh. La regia non da spazio ad un’estetica che si possa definire tale, risultando nel complesso abbastanza piatta; esattamente come la fotografia.

Fallace è anche gran parte della recitazione. Se siete fan dell’interpretazione iper-realistica alla Daniel Day-Lewis state il più possibile lontani da questo film. Gli attori, infatti, gesticolano in maniera esagerata col corpo e col viso, risultando sempre e comunque sopra le righe: una soluzione più adatta al teatro che al cinema.

Ad onor del vero, l’intero film si basa sulla forza del soggetto, che volente o nolente tiene attaccati allo schermo nonostante le due ore e mezza di durata. Consigliato, dunque, ad i grandi appassionati di storia, la cui ricostruzione zelante accontenterà anche i più perfezionisti ed attenti.

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