di Valeria Bagnato – inviato Venezia 75

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Così come il cinema argentino, rappresentato nell’edizione corrente del Festival di Venezia da La Quietud, anche la filmografia est-europea è assai poco conosciuta dal grande pubblico, nonostante la grande popolarità tra i critici e gli addetti al mestiere.

Emir Kusturica è forse l’autore cinematografico più importante e prolifico di questa parte di mondo. Il suo Underground non solo gli valse la Palma d’Oro 1995, ma è anche unanimamente considerato uno dei film migliori del XX secolo, che influenzò buona parte dei film slavi ed europei in generale.

Il cinema di Kusturica è prevalentemente politico. Nonostante l’ironia pungente, infatti, le sue opere non smettono mai di far riflettere sulle questioni del mondo. Egli prende come esempio universale la sua terra, la Serbia, a cui è profondamente legato, e la porta ad una scala mondiale; affinchè il suo messaggio possa raggiungere il cuore di tutti gli spettatori del globo.

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Con El Pepe, una vida suprema, però, egli si allontana dalla Serbia. Il film è un brillante documentario su Josè “Pepe” Mujica, ex presidente dell’Uruguay in carica dal 2010 al 2015. Pepe, prima di essere presidente, era stato un fervente lottatore socialista, combattendo per buona parte della sua vita contro i regimi dittatoriali sudamericani e passando il resto della gioventù in carcere.

Con l’elezione a presidente egli promosse innumerevoli iniziative per debellare la povertà e la disoccupazione, devolvendo persino il 90% del suo stipendio nella costruzione di scuole, opportunità per gli indegenti e finanziamenti alle ONG.

Egli stesso vive in un piccolo ranch nella periferia di Montevideo, capitale dell’Uruguay, e rifiutò sempre di risiedere nel palazzo presidenziale.

Il documentario di Kusturica scava nella vita di quest’uomo incredibile, mostrandone anche gli aspetti più intimi e privati; dal rapporto con la moglie alle simpatiche abitudini quotidiane.

Il regista serbo, quindi, non abbandona il suo stile ironico pur allontanandosi dalla madre patria, regalandoci un documentario interessante, divertente e ben fatto.

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