di Lorenzo Bagnato – inviato a Venezia 75

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Se Olivier Assayas aveva dimostrato le sue doti tecniche e narrative con la sua ultima opera: Personal Shopper; tutto il suo talento sembra essersi prosciugato con Doubles Vies, la sua ultima fatica.

Dialoghi infiniti su argomenti che avrebbero potuto fungere da soggetto per film migliori di questo, regia piatta e fallace (vi sono almeno due scavalcamenti di campo per scena), fotografia inesistente e sceneggiatura arenata sin dal primo minuto fanno da padrone sulla pellicola del regista francese.

La storia non trova alcun focus o tema principale, perdendosi in frasi arzigogolate pronunciate da personaggi piatti come un foglio di carta.

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La messa in scena, oltre ad i palesi errori tecnici, risulta lontana anni luce dai precedenti lavori di Assayas. Il film, per come è girato, fotografato e scritto, sembra una mediocre tesi di esame di uno studente di cinema decisamente poco portato.

Un vero dramma dunque, per Assayas ed il cinema francese in generale, che quest’anno non sembra avere alcun film in grado di rappresentarlo come si deve alla 75a edizione del Festival di Venezia.

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