di Lorenzo Bagnato – inviato a Venezia 75

The Favourite - outoutmagazine 1.pngDopo la rivisitazione in chiave moderna della tragedia di Ifigenia ne “Il Sacrificio del cervo Sacro”, il giovane e promettente regista greco Yorgos Lanthimos si lancia nel suo progetto più ambizioso: “The Favourite”, presentato in anteprima mondiale alla 75a edizione del Festival di Venezia.

Dagli innumerevoli riferimenti ai tragici greci si passa a Shakespeare, da cui il film riprende personaggi, ambientazioni ed atmosfera. Lanthimos gioca per tutta la durata dell’opera con l’angoscia e la paura; realismo spietato ed il surreale, il tutto bilanciato da un’ironia pungente e raffinata.

La ricostruzione storica rasenta la perfezione. Tra personaggi inventati e quelli realmente esistenti, il film racchiude lo spirito dell’Inghilterra seicentesca, ovvero un paese devastato dalle continue guerre d’espansione, politicamente diviso e sull’orlo del collasso economico. La regina Anna, ormai malata, è immersa in un mondo che non le appartiene più, dove il suo unico scopo è l’essere sfruttata ed usata da chiunque le sia intorno.

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Lanthimos, come ormai abituato a fare, abbandona completamente l’atmosfera realistica dettata dalla sceneggiatura, sperimentando ed innovando attraverso una regia post-moderna e barocca. L’uso costante del fisheye (obiettivo dalla cortissima lunghezza focale che distorce, spesso di molto, l’immagine) porta l’intera opera su un altro livello percettivo. Se la sceneggiatura, per la sua linearità ed accuratezza storica, potrebbe essere accostata a Barry Lyndon, la regia sembra una versione schizoide e smoderata di Eyes Wide Shut.

In conclusione, The Favourite aumenta le aspettative nei confronti del regista greco, che può già considerarsi tra i registi più importanti ed influenti della seconda metà del decennio corrente.

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