ROMA: un grande messaggio mal trasmesso

di Lorenzo Bagnato – inviato a Venezia 75

ROMA - outoutmagazine 1.jpgAlfonso Cuaron si è da sempre dimostrato un’esteta eccezionale. I suoi film, da Gravity a I Figli degli Uomini, includendo anche Harry Potter: Il Prigioniero di Azkaban, posseggono una regia lenta ma curata, unita ad una fotografia mozzafiato ed attenta. Il suo ultimo lavoro, ROMA, non è da meno. Come buona parte della filmografia del regista messicano però, il film soffre terribilmente di un impianto narrativo mal gestito. La storia, per quanto lineare, prende spesso strade parallele frettolosamente abbandonate, la cui esistenza è, in fin dei conti, inutile.

Alcuni eventi, inoltre, risultano totalmente casuali, ed un loro collegamento con la trama principale si percepisce appena. E’ il caso, ad esempio, del terremoto all’inizio del film, dell’incendio verso la metà e della morte per annegamento sventata verso la fine. E’ intuibile che il regista abbia voluto rendere tali avvenimenti una metafora della storia narrata all’interno dell’opera, ma per come sono presentati risultano più forzati e casuali che altro.

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Il film, inoltre, soffre di una lentezza eccessiva e non giustificata. Le due ore e un quarto di lunghezza sembrano durare almeno il doppio, e non si nota alcuna motivazione per cui il film debba essere così lungo. La storia, infatti, arranca con molta fatica verso una conclusione sciapa ed amara.

ROMA, dunque, è il classico esempio di film dall’idea interessante ma dal pessimo svolgimento, ed è un vero peccato vedere sprecato per film così insignificanti il talento registico di Alfonso Cuaron.

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