The End?: Un rischio andato a buon fine

di Lorenzo Bagnato

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Il genere horror è stato abbandonato dall’industria cinematografica italiana circa venti anni fa, quando oramai il cinema nostrano si avviava verso una lenta ma inesorabile decadenza. Da allora furono fatti timidi ma inefficaci esperimenti, i quali non riportarono mai in auge il genere dell’orrore che la stessa Italia aveva contribuito a formare attraverso i lavori di grandi maestri come Dario Argento, Mario Bava e Lucio Fulci.

Con The End?: L’inferno fuori, diretto da Daniele Misischia, la situazione sembra essere cambiata. Il film si tratta di uno zombie-movie, in cui la tensione, l’arco narrativo di storia e personaggio e la struttura della sceneggiatura stessa sono curate quasi maniacalmente. La trama è di una semplicità abissale, ma è proprio questo a renderla efficace: Claudio Verona (Alessandro Roja) è un ricco economista di Roma che si trova bloccato in ascensore mentre fuori, per le strade della città, infuria una vera e propria apocalisse di zombie infetti. Il film si svolge al 90% nell’ascensore sopracitato, elemento che contribuisce ad un pesante senso di claustrofobia. La tensione è ben modellata nel corso dell’intera pellicola, mantenendo sempre lo spettatore incollato alla poltrona sconvolto. Le vicende si susseguono coerenti, pur lasciando tempo al protagonista di evolversi e tirare fuori il suo lato più umano.

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I film con un’unica location mi sono sempre piaciuti, darsi un enorme limite per poter creare qualcosa di originale. L’idea era quella di rinchiudere un personaggio in un piccolo ambiente per poi far dimenticare al pubblico che il film è solo lì.”, parole espresse dallo stesso regista riguardo le scelte effettuate nella sua opera.

Opera che, come detto, spezza finalmente la monotonia del cinema italiano e fa ben sperare per un futuro in cui i giovani, anche nel nostro paese, possano tornare ad esprimere i propri sogni e le proprie idee.

Il film di Misischia non è certo esente da difetti; come la ripetitività di alcune situazioni e qualche scivolone tecnico; ma rimane comunque rassicurante vedere tali errori in una pellicola simile, piuttosto che da autori già consacrati le cui idee, però, sono ormai obsolete e stantie.

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