La ragazza dei tulipani. Passioni ardenti in un’Olanda febbrile

di Corinne Vosa

La ragazza dei tulipani OutOut Magazine 1.jpg

Amsterdam, 1636: la città è in pieno fermento. Il commercio prospera e le arti fioriscono. Sophia (Alicia Vikander), orfana cresciuta dalle suore, viene presa in sposa da un ricco mercante, Cornelius Sandvoort (Christoph Waltz), molto più vecchio di lei. Lui desidera ardentemente un figlio, ma lei non riesce a darglielo, mettendo così in pericolo il loro matrimonio.

I due decidono di posare per un ritratto che li renderà immortali, ma Sophia rimane travolta dalla passione per il pittore, un giovane e talentuoso artista: Jan Van Loos (Dane DeHaan). Tutto questo mentre Maria (Holliday Grainger) , la cameriera di Sophia, scopre di aspettare un figlio dal ragazzo di cui è innamorata, che per un equivoco è fuggito via. Per salvare la situazione le due donne escogitano un piano, apparentemente comodo per entrambe. Nel frattempo l’Olanda è in preda alla follia collettiva di possedere i bulbi di tulipani.

In questo film la commedia shakespeariana incontra La ragazza con l’orecchino di perla, evocando anche il dramma di Anna Karenina. Alla regia troviamo Justin Chadwich, regista che debuttò con il lungometraggio L’altra donna del re, film in costume che ripercorreva la tragica sorte di Anna Bolena, interpretata da Natalie Portman, con un cast che vedeva interpreti principali anche Scarlett Johanson ed Eric Bana. La sceneggiatura porta invece la firma di Tom Stoppard, sceneggiatore (nonché regista) dell’acclamato Shakespeare in Love e di Anna Karenina di Joe Wright. A collaborare alla sceneggiatura anche Deborah Moggach, l’autrice del libro di cui il film è l’adattamento.

La ragazza dei tulipani OutOut Magazine 2.jpg

Eppure questo surplus di forze non sembra essere stato in grado di generare un prodotto artistico veramente convincente. Innanzitutto l’ombra di Shakespeare è troppo possente: il film ne imita lo spirito e le dinamiche, in una continua alternanza tra apici drammatici e momenti di verve shakespeariana, ma è molto lontano dall’illuderci di possederne uno spessore all’altezza del modello originale. Anche se a dire il vero la maggiore debolezza del film è nell’incapacità di valorizzare sia la storia d’amore tra i due protagonisti che i loro rispettivi personaggi. La coppia Alicia Vikander – Dane DeHaan non fa scintille e la passione travolgente che dovrebbero rendere, quella passione a cui è impossibile sottrarre se stessi, rimane sullo sfondo, come se ne fossimo tenuti a distanza, ma sfortunatamente non per qualche intento autoriale. Dane DeHaan non riesce a conferire né spessore psicologico né calore umano al personaggio del giovane pittore, troppo bidimensionale e prevedibile. L’interpretazione di Alicia Vikander è nettamente superiore, anche se forse non abbastanza da compensare le debolezze del film. Con la sua grazia e delicatezza personifica quelle qualità che sono simbolicamente ricondotte al tulipano: innocenza e purezza. Anche nel momento dei sotterfugi e del desiderio assoluto Sophia preserva il suo candore.

La ragazza dei tulipani offre un accurato ritratto dell’Olanda del1600 e dell’attività commerciale che l’animava. In particolare descrive quell’ossessione per i tulipani che si diffuse come una febbre. Scrive Anna Goldgar, autrice di Tulipmania: “I tulipani erano una novità per l’Olanda ed erano molto rari. Nel 1630 questo fragile e mutevole fiore rappresentava novità, imprevedibilità, eccitazione, un tuffo nell’esotico est, un oggetto da collezione per curiosi e ricchi, piuttosto che un semplice fiore da mettere in un vaso da cucina”. Infatti il tulipano proveniva da Costantinopoli e la sua esoticità certamente simboleggia la passione che si impossessa di Sophia e Jan, una passione incontrollabile, anticonvenzionale, proibita e che lascia assaporare nuove e sconosciute dimensioni del piacere. Un vento di emozioni che spazza via le certezze di Sophia e la obbliga a disertare dalla sua buona condotta nei confronti del marito. Una passione che è follia e sublime compiacimento. Nonostante le interpretazioni non riescano a esaltarlo, ma anzi rischino di rendere fiacca e banale questa storia d’amore, tale aspetto è il motore del film, e tra gli antecedenti letterari è il caso di citare Anna Karenina, dal momento che Tom Stoppard ha lavorato anche sull’adattamento di questo romanzo. Ma lo spirito del film è molto più vicino a Shakespeare in Love e in generale alla commedia e tragedia shakespeariana. Impossibile non pensare a Romeo e Giulietta, in particolare dalla seconda metà del film, o agli equivoci di Molto rumore per nulla o alle farse di Il mercante di Venezia. Tuttavia in Shakespeare in Love la storia d’amore tra la nobildonna e l’artista era il riuscitissimo fulcro del film e il romanticismo faceva sognare lo spettatore. In La ragazza dei tulipani la coppia innamorata che buca lo schermo è in realtà quella composta da Maria, la cameriera dei Sandvoort, e il pescivendolo Willem, interpretati rispettivamente dai convincenti Holliday Grainger e Jack O’ Connell. L’alchimia tra i due attori è trascinante, le loro interpretazioni efficaci e spontanee, e i loro personaggi si rivelano tutt’altro che secondari. D’altronde Maria è anche la voce narrante del film.

La ragazza dei tulipani OutOutMagazine 3.jpg

Inaspettatamente è il marito di Sophia il personaggio del film forse più interessante, che d’altro canto può contare sull’interpretazione del grande Christoph Waltz, apparentemente comodo in una delle sue solite parti ciniche e ricche di humour, ma in realtà pronto a regalarci emozioni inaspettate. Nel cast anche Cara Delevingne in un ruolo marginale e la bravissima Judi Dench.

Ottimi i costumi, le scenografie, la fotografia e la colonna sonora, ma a essere più debole è proprio la sceneggiatura, certamente piacevole e scorrevole, ma non sufficientemente incisiva e capace di armonizzare ed equilibrare tutte le anime contenutistiche del film, gestendo anche in modo un po’ grossolano alcuni colpi di scena radicali e sconcertanti.

Interessante lo studio dell’arte olandese, elemento in comune con il film La ragazza con l’orecchino di perla, a cui è difficile non pensare durante le eleganti pose di Sophia per il suo pittore. Due ritratti, uno reale e storicamente di grande rilevanza e uno creato appositamente per il film. Due personaggi femminili a confronto, che ci ricordano come l’arte sappia penetrare nell’anima dell’essere umano e restituire la sua essenza.

Un film godibile ed elegante, che avrebbe potuto tuttavia offrire molto di più. Un affresco del Secolo d’oro olandese. Un’opera accattivante ma non totalmente soddisfacente.

Rispondi