Oil for food: uno scandalo ONU

di Nicolò Palmieri

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Ispirato all’autobiografia di Michael Soussan, Backstabbing for Beginners: My Crash Course in International Diplomacy, Giochi di Potere racconta la storia di Michael Sullivan, giovane e brillante idealista che ottiene il lavoro dei suoi sogni alle Nazioni Unite, ricalcando le orme del padre diplomatico, morto in un attentato a Beirut nei primi anni ’90.

Michael si ritrova a lavorare per il sottosegretario delle Nazioni Unite, Pasha, dal quale ottiene l’incarico di coordinare il programma “Oil for food”, il più importante progetto umanitario realizzato dall’ONU fino a quel momento, attivo tra il 1995 e il 2003.

Il programma consiste in aiuti alimentari a favore della popolazione irachena, che nel 1995 si ritrova a pagare una profonda crisi economica e sociale a causa delle ingenti sanzioni imposte a Saddam Hussein durante la Prima guerra del Golfo, sanzioni mirate ad ottenere la demilitarizzazione del Paese.

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In cambio dei generi alimentari, il piano prevede l’acquisto in via privilegiata di petrolio, al fine di garantire una liquidità monetaria all’Iraq.

Scavando sempre più all’interno del programma, e imparando in fretta il controverso lavoro della diplomazia internazionale, Michael individua un’enorme rete di corruzione e di tangenti tessuta dal regime di Saddam, che tiene letteralmente in scacco la sua popolazione, ma anche e soprattutto dall’insospettabile ipocrisia occidentale: ministri e parlamentari europei e statunitensi, marchi automobilistici e famose aziende internazionali, e oltre 2000 delle 4500 società che avevano avuto rapporti con l’Iraq all’interno del programma.

Quello che nella realtà è risuonato come un incredibile scandalo, viene tradotto all’interno del film come la caduta degli idoli, che agli occhi del protagonista sono rappresentati dalle Nazioni Unite e, più nel dettaglio, dal suo capo Pasha.

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Michael  si ritrova quindi di fronte a una scelta: se rispondere alla sua coscienza da idealista, o se continuare la scalata al successo in una carriera macchiata dal disonore, dove amici velati diventano con estrema facilità spietati avversari.

Il rischio, ovviamente, è quello di coinvolgere anche gli affetti, impersonati da un’interprete curda di cui si innamora e che rappresenta le pesanti vessazioni subite dai cittadini ad opera del regime.

Il danese Per Fly confeziona una spy story che ha il merito di riportare alla memoria di tutti una sconvolgente macchina di illeciti rivestita di perbenismo, trasportando lo spettatore in un 2003 in apparenza vicinissimo (perfetta la resa scenografica dell’Iraq in pieno dopoguerra).

L’argomento è sicuramente interessante, e la realizzazione del film spedisce lo spettatore all’interno di un Casablanca mediorientale, in cui l’intento di parlare di una sconvolgente verità è semplicemente lodevole.

I problemi arrivano quando la trama si infittisce: più che chiarire le idee, aumentano la nebbia e i dubbi a causa di una sceneggiatura macchinosa, che paga più di una volta alcune lacune forzate, risollevandosi però in un finale degno anche se dovuto.

Funziona invece senza sbavature il connubio tra due certezze del cinema contemporaneo, che si muovono con stile e sobrietà donando al film metà del suo valore.

Theo James appare perfetto per il ruolo del protagonista, che si cuce addosso con gradita  naturalezza, mentre Sir Ben Kingsley potrebbe apparire anche in una sola scena, nei panni del cinico e saggio Pasha, per attirare su di sé tutta l’attenzione dello spettatore.

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